
🎥#ELETTRITV📲Facoltà di Lettere e Filosofia, Universita’ Sapienza di Roma, corso di Etnomusicologia, prof.ssa Grazia Tuzi, ospite l’antropologo Luciano Blasco: Te la do io la festa!
Allora come non voleva essere soltanto spiritoso, ma è perché in effetti diventa sempre più complesso parlare di feste. Eh, mentre cominciarono a studiare le feste cosiddette di tradizione, ci si basava a una certa teoria su che cosa poi rappresentassero le feste per una comunità, oggi siamo un po’ in difficoltà a decodificare questi miti perché sono diventati molto più complessi, perché sono molti poi gli attori, sono molte le situazioni e anche gli enti di riferimento, sono entrati gli enti pubblici con i finanziamenti, per diciamo in qualche modo incrementare queste feste, renderle anche rappresentative di interi territori, la cosiddetta promozione territoriale, insomma le feste sono diventate qualcosa di molto più complesso di quello che si era abituati negli anni 70 in Italia, quando si cominciarono a studiare le feste. Proprio Annabella Rossi che tra l’altro aveva cominciato questo percorso di ricerca che poi vide la prima manifestazione pubblica o comunque la prima trattazione pubblica nel suo libro che si chiamava; Le feste dei poveri. Io ho portato qui una copia perché vi volevo leggere alcune cose tratte da questo libro, per farvi capire quale erano i contesti molto diversi in cui si muoveva Annabella Rossi negli anni 60 e 70 e di quello che è diventata oggi la festa. Chiaramente le immagini delle feste che vedremo oggi, si è conclusa da poco la Festa della Madonna delle Galline di Pagani. E poi vedremo delle differenze che sono importanti perché la Festa della Madonna delle Galline di Pagani è in un ambito urbano e siamo vicinissimi a Napoli, siamo vicini a Salerno, l’agro sarnese-nocerino è un agro popolato, tra l’altro anche economicamente rilevante ancora dal punto di vista anche agricolo. Non soltanto perché ci sono ovviamente anche lì dei centri grandi, centri commerciali, c’è il famoso Vulcano Buono che è questa grande costruzione che è stata realizzata come centro commerciale in quell’aria nel Nolano. Questa insomma è un’area molto vivace sia economicamente sia culturalmente, però in ambiti urbani. Quindi voi dovete immaginare questo luogo che si chiama appunto Pagani con questa festa già molto famosa da sempre e scusatemi la parola da sempre, ma in effetti è da tantissimo tempo che esiste questo culto e questo rito, sempre molto partecipato, ma ovviamente prima era partecipato da chi abitava in quei luoghi, adesso è diventato un richiamo turistico e quindi sono decine di migliaia le persone che lì partecipano e questo influenza anche la musica, voi l’altra volta non so se c’eravate, perche’ qui in facolta’ c’è stato questo maestro di Tamburo, Raffaele Inserra, lui è uno degli ultimi, diciamo così, rappresentanti di quel modo di suonare che era molto vicino alle origini in termini di musica. Voi lo vedete, oggi è cambiato completamente l’orizzonte sonoro di queste feste, anche perché poi le amministrazioni organizzano dei nuovi modi per partecipare e noi cercheremo di vedere tramite la nostra inesauribile fonte che sono i video da internet che cosa è accaduto. Oggi, la festa è finita da pochi giorni e io spero di riuscire a ritrovarla e vedremo soltanto ovviamente un frammento, però secondo me interessante perché è l’assessore alla cultura del comune di Pagani che presenta la festa, cioè dice in che cosa consiste questa nuova festa e secondo me dice una cosa interessante perché dice; noi stiamo cercando di implementare questa festa, quindi vuol dire ci saranno sempre più iniziative. Il calendario che prima durava magari una settimana, adesso è una festa che dura 10-15 giorni e quindi ci saranno sempre nuove iniziative, molto spesso musicali, quindi il discorso che faceva Raffaele Inserra, il maestro di tamburo, che è venuto l’altro giorno, dove cercava di dire che cosa lui intendesse per musica di tradizione.
Oggi è cambiato tutto, cioè non c’è proprio più una musica di tradizione, nel senso che ci sono gli stessi strumenti ma utilizzati in un altro modo. E anche questo mutamento va di pari passo con il mutamento della festa. Nelle occasioni di festa si suonava spesso all’interno dei santuari perché la musica era musica sacra, nel senso che era musica che faceva parte del contesto religioso e oggi invece no, è nel programma civile, quindi c’è la manifestazione religiosa che è quella, diciamo, che prende spunto da alcune fasi che sono rimasti uguali, l’apertura del santuario, la presentazione dei toselli, la processione e poi invece c’è il programma civile dove c’e’ la musica. Perché poi la musica è diventata diversa, non perché non si suoni, anzi si suona moltissimo, come si suona è un altro perché, quindi è interessante il fatto che comunque dalla festa religiosa in qualche modo la musica è messa nel programma civile. Non è così ferrea la cosa, eh, perché poi tutti questi fenomeni non è che si possono controllare, per cui c’è sempre qualcuno che poi suona nella chiesa o canta nella chiesa, quindi non è tutto sotto controllo come spesso accade. Però è interessante anche la presentazione della festa perché la presenta il sindaco, la confraternita non è il parroco. Cioè il parroco non c’è di fatto pubblicamente. c’è la confraternita che, come sapete, ovviamente è di ispirazione religiosa che civile, c’è il sindaco, c’è un’associazione privata che è quella che organizza un po’ tutte le varie iniziative, è interessante il fatto che chi presenta la festa non è religioso, cioè è soltanto la parte civica che rappresenta la festa e parla della festa e organizza il programma della festa tranne la santa che è rimasta al parco. Questi mutamenti si trasformano in mutamenti nella musica, anche se non è impossibile che la musica sia assestante. Allora, questo nucleo di suonatori di tradizioni, diciamo così, che si ricava dei piccoli spazi dove continua a praticare la musica, come dicono loro, però qualcuno deve cantare perché non ha senso suonare senza che nessuno canti o suonare senza che nessuno balli. E anche qui veniamo un altro punto, come si canta e come si balla oggi. Ed è interessante anche questo perché il ballo non si apprende più da chi ballava, ma il ballo molto spesso si apprende da chi frequenta il corso di ballo sulla tamorra o come diceva il maestro, sul tamburo. Quindi si frequenta un corso per apprendere il ballo, potete immaginare quindi che se un corso, è chiaro che in un corso ci sono delle figure che vengono individuate come le figure utili e quindi tutti si somiglieranno un pochetto, nel senso che tutti faranno le stesse mosse, diciamo così, produrranno le stesse figure perché, come dire, è come andare a scuola in qualche modo impariamo tutti quanti la stessa cosa e così per la danza. Se io la apprendo da chi era un danzatore, perché aveva l’abitudine di frequentare la festa, apprenderò sì anche delle figure, però poi c’è il rapporto con l’altro di comunanza, ci sono io che mi relaziono all’altro e rispondo anche a quello che l’altro mi propone nella danza. Non sono alcuni schemi fissi, ci sono alcune figure fisse e poi c’è l’interrelazione che addirittura è anche con il pubblico, quindi tutta questa vicenda si sta piano piano trasformando fino a quella che è appunto la grande sfilata dei bambini delle scuole che suoneranno esclusivamente le nacchere, avranno una divisa e usciranno per strada vestite di nero con un grande fiocco luminoso rosso, fanno soltanto un ritmo, come può essere una marcia dell’esercito, cioè è semplicemente il ritmo della camminata. Però a quel punto è stata creata un’occasione ad hoc per la scuola, così la scuola può informare, può far partecipare i bambini, i bambini hanno sempre partecipato, cioè non c’era bisogno di questa specifico provvedimento scolastico per far partecipare i bambini, però è una cosa delicata e dato che è dedicata ai bambini delle scuole bisogna seguire dei canoni e i canoni sono dettati, in questo caso, dalla cadenza di marcia, più o meno, quindi è una musica un po’ appiattita, diciamo così, una musica che in qualche modo è necessaria soltanto per quello. Non mi dilungo molto perché nel frattempo io volevo leggere alcune cose di questo libro pubblicato nel 1971, per voi un secolo fa. In questo libro c’è un’introduzione in cui Annabella Rossi parla di chi erano le persone che partecipavano a questi pellegrinagi. Questo ve lo voglio leggere semplicemente perché forse vi dà un’informazione anche visiva. Eh, poi ovviamente avrete, se volete, la possibilità di andare a vedere le immagini prodotte da Annabella Rossi che sono conservate presso il MUCIV, il Museo della Civiltà di Roma dell’EUR dove c’è il suo archivio che è frequentabile, si può andare a vedere questo.
La caratteristica più importante che avvolge l’intera festa è la tammurriata, una forsennata musica popolare che scoppia il venerdì, accompagna la popolazione per l’intera giornata della domenica e si conclude all’alba del lunedì successivo, quando il popolo dei devoti va a deporre ai piedi della Madonna le tammorre utilizzate durante la festa. Il ritmo della tammurriata è determinato anche da un secondo strumento, strettamente in sintonia con la tammorra. Si tratta delle nacchere (o castagnette), due coppie di legno, che, fissate al medio delle due mani, producono un suono netto, squillante, che accompagna quello più cupo, assordante, della tammorra. La tammurriata determina l’inizio delle celebrazioni, accompagna il popolo in festa durante l’intera domenica e raccoglie i danzatori oltre la festa fino a suggellarla definitivamente. Passata la processione della Vergine, si creano i cerchi, dove i tammurriatori e i devoti danno liberamente vita alla tammurriata.
>>https://it.wikipedia.org/wiki/Festa_della_Madonna_delle_Galline

Deposizione delle tammorre, Festa della Madonna delle Galline di Pagani
VERSO SUD. Itinerari visivi e sonori di Luciano Blasco nell’Italia meridionale
PORTOGHESI TUZI GRAZIA 2002
La mostra propone una selezione di immagini fisse, in movimento e documenti sonori che fanno parte della raccolta di Luciano Blasco acquisita dalla Discoteca di Stato nel 2000. L’intero fondo è composto da circa 1800 diapositive, 60 ore di documenti audiovisivi, e 40 ore di registrazioni sonore realizzate negli anni ’70 e ’80, riguardanti la cultura popolare, soprattutto dell’Italia centro-meridionale. Nell’ambito di una politica di pubblica fruizione del patrimonio conservato presso la Discoteca di Stato, questa mostra on line invita ad inoltrarsi in un duplice percorso: la conoscenza di una rilevante documentazione su alcuni aspetti della cultura tradizionale ed un cammino professionale in cui ricerca e viaggio si confondono. Le feste e la vita quotidiana sono i due temi predominanti di questo percorso espositivo: importanti ricorrenze che segnano l’universo festivo di ampie aree geografiche, piccoli eventi locali o addirittura minimali descrizioni di contesti familiari, note visive di viaggi . I differenti contesti di realizzazione dei documenti sonori e visivi hanno determinato la selezione che qui presentiamo, nel rispetto di criteri tecnici ed estetici, anche attraverso diverse opzioni espositive: descrizioni evocative di fatti ed eventi con intenti di analisi documentaria, scarne rappresentazioni della quotidianità, brevi testi che indicano soprattutto stati d’animo e che esplicitano le circostanze di realizzazione dei diversi documenti. Proponendo dei percorsi parziali vogliamo invitare i visitatori a proseguire quest’esplorazione nelle culture del sud.
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