Chronokyma_il_viaggio_nei_mondi_dell_elettronica_sperimentale di_saverio_paiella

🎥#ELETTRITV💻📲 E no, dicevamo, il mondo della sintesi è un mondo complicato, complesso, però interessantissimo, partiamo sempre da onde, insomma, semplici che sono alla base di ogni suono che ci circonda, quindi la triangolare, la quadra, la sinusoidale e la tonda, sono le forme basi. Queste noi le possiamo combinare come ci va, in altezza, attraverso il sintetizzatore le possiamo far andare da sole, lo possiamo pilotare con la tastiera per dargli delle note musicali. E poi c’abbiamo dei filtri che ci aiutano a scolpire il suono che possiamo modulare nel tempo, quindi aprendo e chiudendo un filtro, ad esempio la mia bocca è già un filtro, una bocca che filtra le onde che emettono possiamo mudularlo nel tempo, farlo andare più lentamente, più velocemente, eccetera. E questa è la base, insomma, un po’ di tutte queste cose che posso articolare in altri mille modi. Posso mettere altre onde che aprono e chiudono volumi, aprono e chiudono filtri.

Come si chiama questo strumento?

Allora, questo che sto usando azzurro che vedete qua è la copia, il clone Behringer di uno storico synth degli anni 70 che è l’ARP 2600, famoso perché ci hanno fatto anche la voce di R2-D2 su Star Wars, ma insomma è un synthesizer storico che adesso è tornato grazie a questo clone Beringher a un prezzo accessibile e già in sé contiene tantissimi moduli, tantissime cose. Poi ecco, lo espando tramite altre sequenze, un altro filtro, altri delay, altri moduli, che aiutano ad elaborare ulteriormente la performance, ma è un mondo, c’è gente che costruisce pachetti e pachetti di moduli. E’ il primo strumento, diciamo, elettronico della storia, in realtà la storia è un po’ piu’ articolata. Si parla spesso del Theremin[1], no? quello inventato nel 1919 dal russo, Leon Theremin, appunto, che è suonato con le mani senza toccare, cambiando il campo magnetico intorno allo strumento. Poi in realtà c’erano stati altri esperimenti prima, ma e’ una storia abbastanza lunga, poi con il Moog modulare a valvole, il Mini Moog, lì è partita tutta la produzione di sintetizzatori più a disposizione di tutti. Parliamo dei primi anni 60, ma i primi sono dei primi del ‘900 quindi diciamo sembra un po’ paradossale, addirittura il Telharmonium e’ del 1897 il primo sintetizzatore elettrofonico basato sul principio a ruote foniche utilizzato nell’organo Hammond. Poi c’è tutto un collegamento anche in Italia, cioè prima ancora dell’elettronica c’era stata un una ricerca verso nuovi suoni, nuove forme di performance, ad esempio, in Italia c’abbiamo avuto il movimento futurista, con Marinetti, Luigi Russolo gia dal 1913 suonavano gli intonarumori degli strumenti meccanici. Pensa che Mike Patton, dei, come si chiama, vabbè, nei suoi minlle progetti si è ricostruito un intonarumori che erano queste scatole con degli ingranaggi con dentro degli oggetti che semplicemente rotolavano, facevano dei rumori particolari, una scatola faceva un rumore con la manovella, in un’altra c’erano delle performance futuriste negli anni appunto del futurismo. Quindi già prima che arrivasse proprio l’elettronica, c’era la forma mentis per fare quel tipo di performance diversa.

Meccanica anche senza la potenza dei calcolatori, però andando proprio a capire nuovi suoni, rumore, prima ancora che nascesse il transistor che poi è quello insieme alle valvole ha modulato la frequenza.

Comunque se uno comincia con la storia, una cosa molto positiva che pure queste forme sono state associate subito alla musica, questo aspetto. La svolta è stata con che gli strumenti non sono nati per la musica, ma ci sono diventati successivamente, cioè in realtà è interessante che i primi sperimentatori di musica elettronica sono persone che venivano dai conservatori di musica classica, quindi Karlheinz Stockhausen e altri che in realtà non avevano strumenti per fare l’elettronica, ma usavano le attrezzature che si usavano nelle radio, ad esempio gli oscillatori e filtri che però non servivano per la musica, servivano per cose tecniche, avevano a che fare la funzione segnali radio e così quindi hanno cominciato a accumulare oscillatori, filtri eccetera e hanno detto “Ma questi possono fare dei suoni che io posso sfruttare” e quindi c’è tutto questo mondo legato alla sperimentazione colta tra virgolette che ha spinto queste cose. Poi dobbiamo dare grande merito comunque sia ai kraftwerk perché hanno preso quelle idee e l’hanno trasformato in qualcosa di ballabile. Poi è nata tutta la musica elettronica, ma se prendi i primi dischi, Kraftwerk quello col birillo, sono molto sperimentali. Poi dopo con Autobahn senti la batteria dritta, senti il basso che pulsa e da lì nasce. Poi è arrivato Giorgio Moroder, sino a First Love Synthesizer, eccetera. Lì, insomma, l’elettronica è diventata parte del vocabolario comune, insomma, della musica. Vabbè, è un mondo come puoi immaginare, non da scoprire non finirà mai. Cioè, il bello della musica in generale, unica in particolare, che puoi trovare nuove idee continuamente. Poi ci stanno mille sottogeneri, mille sottofiloni, come tutto il bello della cultura umana, no? che prendi una cosa, si divide in mille rami, mille percorsi, poi diciamo che l’elettronica può essere considerata contemporanea, però c’e’ già da 100 anni.

Eh sì, cioè già è relegata da un certo punto di vista nella storia, no?

Esatto, esatto. È come se fosse qualcosa che c’è, eh, poi se cominci a fare un po’ di archeologia trovi cose. C’era un disco di chi era di Tom Dissevelt e un altro che avevano uno studio sperimentale mi sembra in Germania o Olanda, non vorrei dire cavolate, anche loro sperimentavano con nastri, loop, oscillatori, cose, però ad un certo punto hanno detto “Vogliamo fare qualcosa di orecchiabile” e hanno fatto dei dischi, abbastanza orecchiabili, ma questo negli anni 50. E ci stanno dei brani che tu senti, dici “Ma questa è il basso Deep House, degli anni 90, cioè c’hai quel suono lì, però negli anni 50 e tu dici com’è possibile? E’ bellissimo quando scoprire queste cose.

Questo sintetizzatore è tutto a transistor come tecnologia?

Questo sistema che ho io adesso è per la maggior parte analogico, poi ci sono delle parti digitali. Qui c’è un modulo bellissimo, c’è un ragazzo che si chiama in arte Phazerville, che fa anche il DJ, che ha un sito https://firmware.phazerville.com/ su cui tiene aggiornato il software di questo modulo, con i contributi di tutti quelli che su internet, sono un po’ smanettoni di informatica, e quindi è un’opera sociale.

Ah, bellissimo!

Magari qualcuno fa un algoritmo nuovo e lui lo inserisce nel nuovo firmware.

E’ open source?

È open source. Sì, sì. Cioè, il modulo da qualche parte lo devi comprare.

Arduino?

No, Teensy module, c’ha una schedina aperta, non è che ci capisco tanto, però è una bella cosa che ogni tanto qualcuno fa un nuovo algoritmo, roba di matematica musicale, roba che manco so che cavolo è, vabbè, roba incredibile, e aggiorna il software con l’algoritmo che ha fatto qualcuno su internet, cioè sta cosa e’ bellissima. Questo mio sintetizzatore a parte un paio di moduli è analogico, dal punto di vista proprio storico è come se fosse considerato analogico, nell’era più digitale è come se fosse sorpassato. Ma non è così, nel senso, cioè ormai puoi fare tutto sia con l’analogico sia in digitale, ormai convivono. Due mondi che ognuno ha le sue specificità, nel senso la stabilità che ti dà l’analogico il fatto che per gli oscillatori non accordi mai precisamente bene che il filtro un giorno è caldo ti risponde in un modo, un giorno è freddo ti risponde in un altro, sono tutte variabili che rendono più vivo lo strumento, più reale e c’è un rapporto. Invece quello digitale puoi fare queste cose che ti dicevo prima, che tipo uno, che ne so, nell’estremo oriente fa un software e me lo scarico a casa a Terni, lo metto nel mio sistema. Cioè, sta cosa bellissima, sono tutti mondi che comunicano insieme, che convivono.

Quindi può essere coadiuato a strumenti musicali?

Certo, certo, io sto usando questo sistetizzatore in questo modo, per fare una performance elettronica di un certo genere, ma posso benissimo farci un semplice basso, una semplice linea di tastiera, e’ un po’ sprecato.

Registra anche come loop?

Sì, posso fare un sacco di cose. Per esempio in questo modulo qua ha mille funzioni, posso mettere su una schedina, dei loop e in questo caso c’ho messo il famoso “Amen Break” dei Winstons in Amen Brother del 1969 è il loop più famoso di batteria che hanno usato per fare un sacco di generi, perché se lo metti veloce diventa il ritmo Jungle, quello del genere Breakbeat Jungle, se lo metti lento diventa il classico ritmo Trip Hop, ma è sempre quello. pensa che il batterista dei Winstons, negli anni 60 ha registrato sto stacco di batteria, che è stato lo stacco di batteria più campionato della storia, ci hanno fatto tutti i generi fino adesso con quei 4 secondi dello stacco di batteria, è rimasto, infatti ne ho messi un po’ qua dentro perché poi l’hanno un po’ rielaborato, e quello c’è, poi lo sentiremo magari nei prossimi pezzi lo utilizzerò. E comunque il bello della musica e’ anche quanti percorsi si intersecano, pensa in questo momento abbiamo parlato del batterista Soul che fa l’ Amen Break che viene campionato, abbiamo parlato di Stockhausen dei compositori degli anni 50 e fino a Moog e la scena tedesca-olandese. Certo la musica collega e sta cosa e’ bellissima.

Bene, gli studi che t’hanno portato a questo, perché non è che è semplice.

Sì, nel senso io mi sono sempre interessato di musica, studiato pianoforte e chitarra fino a un certo punto, poi ho continuato da autodidatta. Poi ho cominciato ad interessarmi di software anche per registrare, visto che c’erano gli strumenti virtuali, così è lì il primo approccio e ho cominciato a fare qualcosa diciamo abbastanza autodidatta. Poi però la raccolta c’è stata quando finito l’università, passato il 2011-12 che ho fatto il corso musicale all’APM Scuola di Alto Perfezionamento Musicale, che è una scuola che ti prepara o come fonico o come produttore e lì ho seguito un sacco di corsi, proprio tra cui quelli specifici sulla sintesi e c’era Giovanni Boscariol che adesso è il tasterista di Ramazzotti tra gli altri, sta spesso all’orchestra di Sanremo, che faceva il corso a Saluzzo, sta tra Cuneo e Torino questa scuola. Io un anno ho fatto quello, c’era la foresteria che era un ex convento e sotto le aule con gli studi di registrazione, i sintetizzatori, tra parentesi lì avevano una teca con degli strumenti storici che poi quando servivano gli studenti tiravano fuori, tra cui un ARP 2600 originale degli anni 70 restaurato, all’epoca ancora non erano usciti questi cloni, no? E tu immagina che privilegio fosse stato per me poter mettere mano su un affare del genere. Tra parentesi, ci dovevamo fare dei lavori proprio per la squadra, poi avremmo dovuto presentarci, ma quando finivano lezione alle 6:30 ci dicevano che potevamo rimanere qui fino alle 8:00 che non chiudeva la scuola. Io quindi mi ricordo qualche pomeriggio passato dalle 6:30 alle 8:00 con un vero ARP 2600 degli anni 70 a disposizione da solo. E tu non puoi immaginare che svolta è stata per me. Infatti appena l’hanno clonato me ne sono preso uno perché mi sono innamorato di quello strumento. Ecco, facciamo un altro pezzo. Ok.


Allora, no, dicevo che la cosa difficile è organizzare la performance avendoci un’idea di che fare, perché questi strumenti ti portano a sperimentare, ti portano ad improvvisare, però se uno dice “vabbè, adesso faccio una performance live come la faccio?” E quindi è stato un po’ difficile, ma per adesso, insomma, qualcosa siamo riusciti a fare, avere, diciamo, delle palette iniziali, delle idee su cui appoggiarsi per poi improvvisare. Ecco, quello richiede un po’ di studio dietro perché sennò non è facile. Comunque, i generi che escono fuori possono essere più disparati, insomma sperimentale, diciamo, più ostica, fino a queste cose, questo approccio un po’ “ambient” che porta un po’ sul versante meditativo, no?

E la base dove sta proprio, logistica?

Ah, sì, io diciamo c’ho uno studio, prima avevo uno studio piu’ professionale il Busthard Studios a Terni con Giorgio Speranza ed altri, che prima avevano lo Skylab noto locale underground nella zona industriale Sabbione a Terni. E poi, diciamo, dopo che abbiamo chiuso il Busthard Studios adesso c’ho uno studio che ho ribattezzato Sottotetto Productions a casa mia e lì c’è tutto il mio armamentario di strumenti e microfoni, insomma, è la mia base logistica, ecco. E lì faccio anche anche registrazioni, mixaggi anche per altri gruppi, perché mi occupo anche di quello.
Produzione musicale in generale, avevo fatto recentemente il disco agli ECHOES gruppo post-rock metal della zona e tempo fa avevo fatto il disco per Ovale un cantautore di Terni, Valentino Ceccobelli, ne ho fatti diversi, poi capita di fare mixaggi vari e più ci lavoro anche col mio gruppo attuale che sono i Varanasi, sono gli ex Japan Suicide, dove spesso facciamo demo e ci mettiamo lì a lavorare ai brani, insomma è diventata la mia base operativa.

Ecco, a Terni però io tentavo di fartelo dire,

Si finora non avevo detto Terni in tutto ciò, sì, a Terni. Poi continuo con l’attività, con la mia band principale che come dicevo sono Varanasi che facciamo, post punk, bar show. E’ l’ultima metamorfosi dopo che per 10 anni abbiamo suonato come Japan Suicide e abbiamo fatto diversi dischi con quel nome.

Abbiamo fatto pure l’intervista nel 2017 al Caos a Terni.

Sì, esatto. Facemmo un’intervista. Adesso è uscito proprio questi giorni il nuovo disco, il secondo disco dei Varanisi, che si intitola “Impermanenza” e lo trovate su tutte le piattaforme, quindi ascoltatevelo. Poi continuo con il progetto elettronico, insomma, la musica dove c’è da fare ci vado, questo è il discorso.

E poi un saluto anche a Fabio Mazzoni e a Yuri Rosi!

Ah, sì, vabbè, qui in zona Tiberina a Magliano Sabina c’avevamo i Quasar con cui ci ho suonato per anni, insomma un gruppo in cui cercavamo di mescolare surf, rock e psichedelia.

Eh, nei primi anni 2000

Sì, sì. Ci siamo formati nel 2003 e sciolti nel 2008, 2009 no? Boh, quegli anni là, è stato interessante, anche se col senno di poi avrei gestito meglio tutta la situazione, ma ero ancora troppo giovane.

Però insomma, pure bravi!

Sì, sì, abbiamo registrato un disco….

Dove c’era Il gigante grosso in ballo.

Esatto. Esatto. Abbiamo registrato un disco che non ha sentito quasi nessuno perché non l’abbiamo pubblicato, abbiamo dato solo a mano a qualche amico e non so neanche perché,

Lo avete registrato a Civita Castellana!

Io ricordo che ci mancava tutto il lato imprenditoriale, ma quella è una cosa che mi manca anche adesso. Purtroppo chi magari è appassionato di musica è concentrato nella musica, appunto, però se uno vuole tirare fuori, come si dice, il ragno dal buco, deve averci pure un po’ di capacità imprenditoriale, quindi che ne so, un studio registrazione, spingerlo, trovare clienti, suoni, trovare i concerti, fare un disco, promuoverlo e quella è tutta un’altra serie di abilità che vanno al di fuori di quella del musicista con cui insomma uno deve averci un po’ a che fare. Diciamo che non è un aspetto per cui vado matto.

Però mi ricordo una jam session in Saletta a Collevecchio. Quella è stata mitica!

Sì, sì, fare quella jam session è stato bellissimo, guarda. Mi manca molto perché una volta era più facile trovarsi tra amici e suonare anche così solo per divertimento. Adesso hanno raggiunto tutti una fascia d’età per cui è sempre più difficile incontrarsi e fare queste cose.
Forse, anche dal punto di vista culturale si è persa, proprio di fare qualcosa insieme spontaneo.

Guardate, questo è importantissimo, mi piace che lo sottolinei perché purtroppo andiamo verso l’individualizzazione di tutto e anche nella musica sono tutti progetti solistici, nemmeno fanno più i dischi, fanno i singoli.

Sì, cioè ti fai il singolo nella cameretta tua, ti fai il tuo brano di qualunque genere sia, davanti al computer, te lo produci, te lo pubblichi e basta. Invece si perde tanto la dimensione sociale, cioè quando suoni con cinque amici e ti guardi negli occhi quando fai un cambio nella jam session, ecco, quella è la sensazione che si perde. Io vorrei dire una cosa a chiunque suona, cioè guardate, quello è una cosa bella.

Sì, che sovrasta anche l’aspetto commerciale da un certo punto di vista, perché quantomeno ti lascia dentro qualcosa che è unico.

Sì, esatto. Ma infatti, cioè io adesso ho cambiato tanto approccio, un po’ di musica e’ più una cosa che faccio per me, ma non a livello individuale, per far stare bene me stesso e non perché devo per forza trovare mille persone che ascoltino quello che faccio. Cioè se c’ho l’occasione bene, però eh poi….

Tu Saverio, scrivevi pure i testi?

Sì, non è il mio forte, però ai tempi dei Quasar lo facevo, lo facevo. Tra parentesi [risate] l’estate scorsa ho autoprodotto a casa, ma è stata una cosa d’autodisciplina, perché io c’ho un difetto che c’hanno molti musicisti non portare mai a termine le cose, insieme a mille cose non le finisco mai. Allora, mi son messo ogni giorno e ho tetto, devo finire una canzone però, la fai stupida quando ti pare, semplice, però voglio arrivare alla fine. Infatti ho fatto 12 brani con la scaletta completa, un disco, non ho finito di produrre al 100%, l’ho mixato meglio, però comunque sia l’ho fatto tutto e sta cosa a livello di autodisciplina e’ stata utile. Eh, quindi invitando qualche musicista che si trova impegnato, mille cose iniziate, zero finite, dico prendete una cosa de petto e portatela a termine, bella, brutta che sia, ma arriviamo al punto che è la cosa più difficile, anche per un artista, anche per uno che fa un quadro e dipinge, arrivi a un punto che dici “Ma aggiungo un altro dettaglio?”, oppure “Mi fermo?” e magari c’hanno un quadro che portano avanti da 10 anni. Eh, invece a un certo punto basta, è la cosa più difficile.

Eh, certo, questo è il rapporto con la creatività interiore

Infatti. Ok, posso fare un altro pezzo.

Saluto e sì, non so che è uscito fuori, però allora spero che abbiate apprezzato queste performance!! Io sono Saverio Paiella in arte Chronokyma che è questo progetto elettronico, un saluto!! [risate]
Alla prossima. Alla prossima. Spero di fare qualche live. Adesso mi sto attrezzando!!

>>https://www.elettrisonanti.net/saveriopaiella

No comments

You can be the first one to leave a comment.

Leave a Reply

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

css.php