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🎥#ELETTRITV💻📲 Ma allora diciamo questo è un momento storico un po’ particolare perché sono alle prese da un paio d’anni con questo tour molto bello che è, Riportando tutto a casa tour 30 anni dopo, dove abbiamo ripreso in mano il primo storico disco fatto coi Modena City Ramblers, recuperato alcuni musicisti che suonavano con me nei Modena City Ramblers, anche loro fuoriusciti dal gruppo e abbiamo messo in piedi questo tour che è partito da febbraio, marzo, aprile dell’anno scorso, abbiamo fatto un sacco di date al chiuso, poi un po’ di date all’aperto l’anno scorso, quest’anno abbiamo fatto un’estate piena di concerti e ed è stata un’esperienza bellissima perché abbiamo ricominciato, a riprendere in mano vecchi brani di 30 anni fa, ricantarli, risuonarli e soprattutto ricondividere il palco con vecchi amici con cui avevo perso un po’ confidenza, Luciano Gaetani, Marco Michelini, Massimo Giuntini, Caba, Roberto Zeno sul palco con me, ecco, è diventata una cosa preziosa ed il tour è stato veramente meraviglioso.

Come nasce?

Oh, Cisco nasce fondamentalmente dal fatto che più di 30 anni fa entrai a cantare coi Modena City Ramblers fino a fine del 2005. Nel 2006 iniziai la mia carriera da solista e con un primo disco che si chiamava La lunga notte e ormai a 20 anni di distanza sono ancora qua in giro a fare le mie canzoni e a riprendere anche in mano il repertorio del degli anni passati insieme ai Modena.
Oggi è un progetto consolidato che è un progetto che va avanti, Cisco tra virgolette è un progetto che va avanti con le sue gambe da ormai più quasi 20 anni e forte anche dell’esperienza precedente con i Modena. Questa cosa è importante per me.

Com’è lo spirito?

Lo spirito è sempre quello di fare le cose come credo di fare al meglio, facendo la mia musica, facendo il un combat folk anche aggiornato, ma col cuore, soprattutto non tradendo mai me stesso e i miei pensieri e le mie idee, questa cosa è importante per me, portare avanti ancora oggi questo discorso, le radici assolutamente, il folk come impronta, quindi la costruzione delle canzoni, come scrittura delle canzoni è molto folk, poi viene arrangiata dai miei musicisti, dal gruppo con cui suono in quel momento e viene evoluta in qualcosa di più articolato. Però la nascita delle canzoni e la nascita dei miei lavori sono prettamente folk.

Qual è il contributo che ha dato Cisco al folk rock in Italia?

La cosa forse più importante che abbiamo fatto come Modena, non come Cisco, è quella di aver rivalutato anche alcuni pezzi della nostra tradizione Combat, penso su tutte Bella Ciao, Contessa, la Locomotiva, ma ce ne sarebbero tantissimi I ribelli della montagna, perché è una tradizione che si stava perdendo e noi agli inizi avevamo proprio il desiderio di rilanciare quelle canzoni e rifarle con il nostro suono, con il nostro atteggiamento che era un atteggiamento punk folk in quegli anni lì.

C’era il genere folk punk rock prima in Italia?

No, no, ma anche a livello di genere, nel senso, noi abbiamo recuperato un modo di fare folk che forse in Italia non c’era, che era un po’ più mescolato al rock, al punk, mutuato da quelli che erano per noi il nostro più grande gruppo di riferimento, i The Pogues. Loro facevano la musica irlandese punk folk, noi facevamo la nostra musica punk folk ispirandoci a loro. E questa cosa ancora oggi funziona, ancora oggi va avanti e la gente la riconosce, la riconosce con un’etichetta, con un marchio che è il combat folk dei Modena City Ramblers di Cisco di chi ancora fa questa musica.

Rispetto però all’immaginario collettivo, se in Italia dobbiamo individuare il folk rock e il combat è riconducibile a quello che voi avete iniziato?

In parte sì, in parte noi siamo, diciamo così i fautori di un genere che in quel momento storico, nei primi anni 90 era stato un po’ dimenticato il recuperare le canzoni di rivolta e rifarle con con un approccio più rock, più punk. Quella scia lì noi l’abbiamo intitolata come il nostro primo demo tape combat folk e da lì è rimasto il marchio.

E oggi diciamo rispetto a quella filosofia cosa e’ rimasto?
Ci sono ancora collaborazioni nel percorso musicale con la galassia sociale del genere musicale?

Allora, collaborazioni ne abbiamo sempre fatte tante noi, partendo da proprio dalla voglia di condividere il palco, le canzoni sui dischi, è sempre stata una caratteristica nostra. Oggigiorno si fa fatica a trovare, gente col nostro spirito e questa cosa è un po’ un peccato perché le collaborazioni oggi nascono quasi tutte per convenienza, non dico economica, ma di semplici numeri di streaming. E questa cosa a me non piace. Io credo che collaborare tra vari artisti, debba essere soprattutto la condivisione di pensieri, di idee e di musica che uno ha in comune quando fa le canzoni. Ed questo è sempre più difficile trovare chi condivide con te un certo tipo di idea, un certo tipo di atteggiamento, un certo tipo di attenzione per certe canzoni.

Quindi il ruolo della musica nel contesto sociale, dovrebbe servire a smuovere le coscienze, come tutta l’arte in generale? Penso all’arte proprio a 360°

Ultimamente la musica ha preso una brutta piega, ha preso la piega di un riempitivo che deve fare numeri, deve fare monetizzare e far guadagnare i discografici e non far pensare e riflettere troppo i ragazzi. Io credo che invece la musica debba servire a smuovere coscienza e far pensare a migliorare la società in cui viene creata. Allora, noi nel nostro genere non siamo mai stati sotto l’occhio del riflettore, diciamo, di quelli dei media e del mainstream televisivo. Assolutamente tutt’altro, ma un po’ per colpa nostra, ma anche perche’ ai media interessa un altro tipo di musica, un altro tipo d’artista. Io la vivo molto serenamente. Come dice Gucini, che dice una cosa bellissima quando dicono “Ma perché lei maestro Guccini non è mai andato a Sanremo? Ma perché io ragazzi faccio un altro mestiere rispetto a quelli che vanno a Sanremo”. Ecco, io penso di appartenere un po’ di più alla scuola Guccignana, cioè noi facciamo un altro mestiere, quindi se non ci chiamano a Sanremo, se non ci chiamano in televisione, noi la nostra musica la facciamo lo stesso. Facciamo 80, 100 date all’anno nelle piazze piene e non abbiamo bisogno di quelle cose lì.

Questo sì, però io credo che la RAI un media di stato ha il dovere di coinvolgervi.

I media di stato solitamente appoggiano quello che il governo in quel momento dice e noi non siamo un gruppo e un genere filo governativo per nulla proprio.

Tranne il primo maggio.

Ecco il primo maggio che però è cambiato così tanto che nemmeno noi finiamo di più al primo maggio. Al primo maggio ci siamo sempre stati bene a Piazza San Giovanni è un concerto che ho fatto 6-7 volte, poi è cambiato così tanto che neanche lì siamo più di casa.
Direi che è stata una bella intervista, ti ringrazio per le domande.

L’ultimo lavoro, se vuoi promuovere l’ultimo lavoro.

Ma io posso solo dire che stiamo finendo le ultime date del tour, finiremo i primi di ottobre, dopodiché ci chiuderemo in studio a realizzare un nuovo album, però non posso spoilerare niente, è presto faremo un nuovo disco che probabilmente uscirà nell’anno prossimo e ci prenderemo una pausa con i live, quello sì. E però vi ringrazio, ringrazio per l’attenzione, ringrazio tutti. Io faccio un saluto molto volentieri a @elettritv da parte di Cisco e di tutto il combat folk italiano, visto che abbiamo parlato di quello. Un saluto a tutti.


Chi sono, da dove vengo? Buonasera. Buonasera a tutti. Sono Lorenzo Postiglione, sono un cantautore, sono di Fabrica di Roma e lo stesso paese dove oggi suonerò a questo festival che si chiama FDB Festival e si terrà appunto a Fabrica di Roma. Sarò proprio il primo artista ad aprire questo festival. E mi fa molto piacere essere qui perché diciamo che tanto tempo fa, circa 15 anni fa, ho iniziato anche io a lavorare a gratis in questo festival perché sono di questo paese, perché ci piace la musica, ci piaceva aiutare e allora non facevo musica, ho iniziato dopo 5 anni, però ultimamente le le cose musicali sono andate sempre meglio e quindi poi alla fine mi sono ritrovato qua in questo festival dove 15 anni fa lavoravo come un semplice attivista del posto.

Passione? Vabbè, ho sempre amato la musica. Da ragazzo suonavo la chitarra così per gioco, poi facevo le prime canzoni tipo I Blink, Francesco Guccini da un posto all’altro e poi lasciavo, prendevo, lasciavo, prendevo. Poi intorno ai 23 anni ho iniziato a farlo un po’ più seriamente fino a che ho iniziato a scrivere le prime canzoni, poi mio padre già faceva il musicista da tempo, quindi era una cosa che avevo sempre dentro. Io scrivevo prima di fare musica, scrivevo testi, pensieri e poi alla fine piano piano tutto ha preso una forma e non sono più riuscito a farne a meno perché era una cosa che mi piaceva, mi dava soddisfazione, mettevo tutto quello che avevo in testa, anche le cose brutte che avevo dentro, magari prendevano una forma positiva e quindi da lì poi ho iniziato a continuare. Adesso ho scritto più di 60 canzoni, poi quest’anno ho fatto più di 60 date e sto girando, la provincia di Viterbo e il Lazio e speriamo di allargarci sempre di più.

Il genere musicale?

Allora, la musica a me piace tutta, ogni genere. Il genere che mi piace meno è il dance, la trap e qualche altro sottogenere. Anche il Reggaeton non mi fa impazzire, però mi piace il rock, il pop, il folk, il punk, il metal, il reggae e la musica celtica, personalmente faccio principalmente pop rock, folk, sfumature punk, ecco, poi ovviamente quando faccio i live li faccio spesso chitarra e voce da solo, quindi riprodurre certi generi è impossibile, magari tengono un po’ un’impronta primordiale. Quando ho la band, riusciamo a dare un’identità ancora più forte ai brani perché abbiamo tutto l’arrangiamento e poi dipende ogni tanto pure con la base, poche volte con le basi, principalmente strumenti dal vivo, se c’è l’opportunità di portare la band con la band, sennò da solo chitarra e voce cover e pezzi miei.

Il nome d’arte, qual è?

Il nome d’arte non ce l’ho perché la musica è bella perché è vera, la verità, e quindi la verità è il mio nome e cognome Lorenzo Postiglione.

Dischi ne hai fatti?

Sì. Ah, sì. è uscito da poco Pochi Eroi che era il secondo singolo. Adesso uscirà anche il terzo, il quarto, ce ne abbiamo tanti. Il fatto è che stiamo cercando di capire anche col produttore come muoverci per fare una cosa che abbia un significato discografico ed editoriale che sia vendibile, altrimenti faccio gli errori degli anni passati che pubblicai più canzoni ma senza un riscontro, perché purtroppo al mondo d’oggi non basta fare musica, bisogna fare musica e metterla in commercio, quindi bisogna conoscere le regole del commercio e quindi vediamo piano piano. Uscirà il primo disco, il secondo, il terzo. Ho scritto più di 60 canzoni, quindi di roba ce n’è. Piano piano, dai.

Se vuoi dire qualcosa, rispetto a stasera.

Voglio dire che mi fa molto piacere che, anzi, stasera c’è Cisco, se qualcuno non sa chi sia, lui ha cantato per anni con i Modena City Ramblers, era il cantante che io ho apprezzato di più per la sua voce bella, potente, un po’ simile anche, mi ci rivedo un po’ nella sua voce e quindi è un onore cantare qua, aprire a lui, anche ad Emilio Stella, un altro cantautore romano e Cisco, anzi, mi sarebbe piaciuto cantare con lui In un giorno di pioggia perché è una canzone che amo. Amo la musica celtica e sarebbe bello un giorno cantarla con lui, insomma.

Ah, magari se sentirà questo video, facciamo un appello a Cisco che magari guarda.

Grazie, dai, speriamo. Ehm, niente, questo festival è bello perché è una realtà diversa in zona. Ci sono pochi festival che fanno musica metal, celtic, celtic metal, folk, insomma, rock. E soprattutto nel Lazio che dà spazio ad artisti emergenti, ai gruppi del territorio, artisti emergenti, appunto a chi non fa musica seguendo le classiche regole anche, no? Perché fare musica è un’espressione personale, non è solo la moda del momento. E quindi questi festival servono, regà, ci riportano a quello che era la musica un tempo, quindi è sempre onore, nonostante poi tutti i ragazzi che stanno qua sono volontari e fanno una fatica immane perché io l’ho fatta insieme a loro e anzi la sto facendo anche in questi giorni perché comunque quando posso gli do una mano e quindi è bellissimo.
L’esperienza a Viva Rai 2 con Fiorello, in pratica lui prima della trasmissione Viva Rai 2 andava al bar e faceva colazione là e quindi chiunque poteva andare lì e fargli ascoltare qualcosa. C’erano vari artisti, attori, musicisti, cantanti. Io sono andato lì, gli ho fatto ascoltare un paio di canzoni e lui mi ha detto “Ah, questa è bella, questa è bella, riportamela domani, cambiala così così.” E poi ha detto questa la facciamo come sigla, eh, c’è proprio il video, regà, che lui dice “Questo pezzo lo facciamo diventare famoso”. Eh, poi non è andato proprio così, però sì, sì, tutto spontaneo. E se andate sul suo profilo o sul profilo di Viva Rai 2 ci sono tutte queste cose. Mi aveva preso molto a ben volere, devo dire, Fiorello. Eh, poi no, perché lui dice fa, però ovviamente poi se doveva aiutare me, doveva aiutare anche tutti troppe persone, quindi è andata un po’ così. Però ecco, è stato bello, è stata un’esperienza bella. Lui è un grande, secondo me, uno dei più grandi showman di sempre e va bene, quindi una bella esperienza è stata e poi dal lato mi si sono aperte tante altre porte e si continua sempre sul pezzo. Daje.

Allora, io sono Lorenzo Postiglione e le mie canzoni le ho trovate su YouTube, ovviamente trovate tre canzoni: e Rose e Pistole, Pochi eroi, Figli di un Bacioamaro. Tra l’altro ho è stata la canzone che Fiorello ha scelto nel suo matin show di Viva Rai 2 e quindi la trovate anche sul profilo di Fiorello Rosario e a me mi trovate come Lorenzo Postiglione su Spotify, YouTube, Instagram, Facebook eccetera eccetera. Ritrovate anche qualche cover, qualcosa di particolare. Ciao, un saluto a @elettritv. Alla prossima!!



Ciao ragazzi, ciao a tutti. Sono Gianluca Mastrangelo cantante del gruppo De La Muerte e con me Gianluca Vino, Claudio Michelacci e il grande Francesco Ciancio. Noi siamo De La Muerte, come ho già detto prima, siamo in vita da 10 anni e orgogliosamente girando Europa. Abbiamo fatto una marea di cose, inutile stare a raccontarle, se vi interessa andate a vedere. E noi siamo una band che si è formata 10 anni fa, appunto, tra me e Gianluca e poi abbiamo messo questi grandissimi elementi con tanta esperienza alle loro spalle in modo tale che il sound raggiungesse un sound interessante dal punto di vista musicale, quindi con tante influenze dal jazz al rock al metal tutto quello che vi viene in mente. Noi siamo liberi comunque a livello di espressività di raccontare un po’ delle storie musicali e raccontarle con diversi stili musicali. Ci piace il mondo della Nuestra Señora de la Santa Muerte, scusate la stanchezza e’ anche tardi. E con questo siamo contenti di aver fatto questo FDB, questo Festival della birra a Fabrica di Roma, questo grande concerto.

Dov’e’ nata la band?

La band e’ nata a Roma pero’ lui e’ di Matera, ma lavorava con una band a Roma, ci siamo incontrati per questo,lui faceva parte di un gruppo i Solisia e io facevo stavo in un altro gruppo e ci siamo incontrati, lui è una grande ritmica e io scrivevo invece testi melodici e abbiamo fatto questo incontro fortuito, è stata una cosa sempre fortuita, è alla fine ci si e’ detti ma tu che fai, tu che fai? Io c’ho un pezzo, vediamo che cosa mettiamo su, è uscito il primo brano che era Desaparecido e ci siamo stupiti di quello che è uscito fuori, dall’amalgama che si è creata, dall’alchimia e quindi praticamente e da lì siamo andati avanti scrivendo un disco praticamente in due mesi, dopodiché si sono aggiunti Claudio il bassista e Cristian D’Alessandro che non c’è purtroppo che e’ a casa che salutiamo e poi Ciancio per ultimo che lui è il nostro genietto perché lui è un ragazzo che c’ha due lauree, c’è anche la batteria di Alessio Bonucci e quindi niente incontri statici live. Noi veniamo dalla gavetta, noi veniamo dalla roba fisica, noi vogliamo stare nelle salette a sudare senza condizionatore, a provare giorno per giorno perché comunque io non credo alla musica online, nel senso che sì, si può fare, sì, si può fare un disco, ma poi lì sopra il palco parla chiaro e che ci sa fare si vede. Questa cosa che dico anche ai giovani, fate tanta gavetta ovunque e sempre. Allora, il chitarrista praticamente faceva parte di un gruppo di amici in comune e noi ci siamo incontrati uscendo fuori. Ma guarda, io qua vorrei fare qualcosa di diverso. Ah, pure io, perché io avendo già gruppi, lui avendo già gruppi impegnati, abbiamo creato questa cosa e ci ha dato linfa vitale per creare De La Muerte e andare avanti invece in un’altra direzione completamente diversa.

Quando siete nati?

Siamo nati nel 2014, il nostro nome è nato subito, De La Muerte, che rappresenta un po’ tutto l’immaginario quello della Nuestra Señora de la Santa Muerte”, la divinità folkloristica messicana, perché io trovo delle assonanze comunque tra il canto messicano e il canto italiano, questi grandi vibrati, queste note lunghe e poi ci siamo divertiti a riarrangiare pezzi messicani e da lì è andato il genere, diciamo il genere ci siamo spinti un po’ oltre, nel senso che se tu senti i dischi, ci sono varie canzoni che sono praticamente quasi tutte diverse, a parte qualche incipit, ma comunque molte sono diverse. Tocchiamo vari argomenti e varie produzioni musicali, varie sfumature musicali. Gli arrangiamenti, prendo l’idea di Gianluca o l’idea di Claudio, l’idea di Ciancio e la metto in una preproduzione facendo tutti gli strumenti. Dopodiché passo loro la palla, perché io non sono in grado come loro, loro sono eccezionali, possiamo dire che più o meno ognuno arrangia un po’ il proprio strumento. Esattamente. Ti do microfono. Sono Claudio Michelacci, diciamo che lo sviluppo delle canzoni è stato questo qui, parte l’idea che solitamente viene sempre da loro, confezionano grosso modo come può essere un brano, però per quello che riguarda ad esempio la linea di basso a me viene lasciato completamente spazio. Ovvio che devo creare una linea di basso che sia efficace per l’economia del brano e l’economia della band, però la cosa è che uniamo le nostre esperienze, diciamo, per creare qualcosa che sia unico, perché quattro teste, quattro mani che suonano sono quattro cose diverse e all’interno della band ci sono veramente influenze tanto distanti, cioè proprio a livello d’ascolto di musica a volte non ci prendiamo nemmeno, quando si discute si cresce sempre, sempre, sempre, veniamo da background, differenti e credo che questa sia una delle cose fondamentali per rendere una band più originale. Eh sì, perché di gruppi storici sono tanti e tanta gente fa le stesse cose. Io non voglio parlare male delle band, per carità, ma se fai la musica come Giuseppe Reali, non mi sento che assolutamente scimmiotti quel tempo di musica. Io penso sempre bisogna sperimentare quello che ognuno di noi dentro ha musicalità, ha musica.

Questo è il compito dell’arte.

Certo, bravo, bravo. E perché comunque la musica è arte, non ce lo scordiamo mai.

E quindi i lavori che avete fatto che avete prodotto fino adesso?

Allora, noi stiamo lavorando, al terzo disco dopo aver prodotto il primo che era De La Muerte omonimo e il secondo Venganza e dopo aver tirato fuori dei singoli, altri tre, quattro singoli durante il corso del tempo. Naturalmente le cose importanti, abbiamo fatto una marea di cose per i concerti, aperture che neanche mi ricordo, per i fratelli italiani i Folkstone stasera e comunque abbiamo fatto talmente tanti concerti che veramente dovrei vedere e guardare tutte le locandine che ho fatto, insomma ce se mi apri una finestra te li dico tutti. No, è un mondo. Cioè è un mondo, sono tante tante serate.

C’è un gruppo a cui vi siete ispirati?

Allora, ognuno di noi ha i suoi capostipidi, e’ veramente difficile. Io, per esempio, posso avere come cantanti c’ho Bruce Dickinson, Ronnie James Dio e chi più ha più ne metta i classici storici. Lui può avere altre influenze. Quali influenze sono le tue? Beh, molto distanti anche dal metal, anche toccando il pop, ad esempio, il nostro amato Trevor Horn che è un grande produttore, insomma, grande insegnante di musica, io diciamo che vengo cresco a pane e Pantera, pane Black Sabbath, nonostante poi la scuola, lo studio m’ha portato a conoscere altre grandi generi, però diciamo ecco, Geezer Butle per me è un po’ il babbo del mio modo di suonare. E tu invece, Gianluca? Io principalmente vengo dal progressive Metal, progressive rock. Vedi già quante cose diverse ci sono. Quello degli anni 70, in particolare anche quello italiano, Rovescio della Medaglia, PFM, Quella Vecchia Locanda, in pratica tutto quello che è il mondo del progressive fino ad arrivare poi ai vari Dream Theater, insomma questo è il mio genere preferito. E aggiungo anche per quanto mi riguarda anche uno studio classico. Io sono comunque il cantante lirico, sono un tenore drammatico e quindi anche la musica classica ha per me un’importanza fondamentale. Ecco qui che si è creato il cerchio della morte, De La Muerte.

Quindi eh diciamo invece un disco, un lavoro che state facendo e che uscirà insomma oppure che è uscito se lo volete proporre.

Guarda, noi stiamo lavorando a un disco adesso e si può di più di tanto ancora. Certo, logicamente perché un po’ una sorpresa è che comunque usciremo con un’etichetta, quindi eh già le nostre due etichette ci sono state, noi abbiamo cambiato sempre etichette perché comunque teniamo anche che le persone credono in noi, devono credere ai nostri lavori come ci crediamo noi. A me non mi serve pagare un’etichetta che mi fa pubblicità per un mese e poi mi lascia abbandonato, capisci? Oh, fratello, apri un mondo. Siamo nel campo della musica indipendente, adesso secondo me si può essere indipendenti col fatto del multimedia, comunque del digital media, ci sono i mezzi per farlo. Prima non c’erano, prima dovevi veramente affidarti a qualcuno, una pubblicità del cavolo su un giornale pagando fior di quattrini. Quanta gente paga per suonare, quanta gente paga per farsi pubblicare? Questo non è più giusto perché non ci sono più i talent scout che vanno nei locali, noi veniamo per fortuna da un mondo, almeno io ho una certa età e ne vado orgoglioso perché comunque ho vissuto veramente quel periodo e so che significa fare la musica col studore e credere in un progetto e prendere la macchina e farsi migliaia di chilometri. Lo capisco. Cosa che manca i giovani d’oggi che penso che adesso vogliono tutto e subito e cercare di fare un disco sul Q-Base che non sono neanche capace a riprodurlo sul palco, che paghi €1000 che lavoro vuoi fa’? Cioè o sei veramente un dio della chitarra che fai tutto in un take sennò altrimenti ciao. Farlo a casa è un discorso farlo in uno studio di registrazione davanti a gente, registri davvero. Fai tue 1000 take fino a quando non sei perfetto. È un lavoro anni 70-80. Ok. Serve sempre un confronto musicale. Assolutamente, sempre, sempre. E adesso, oggi, manca il confronto musicale perché tutti tendono a essere chiusi nella propria camera e essere musicisti a 360° quando in realtà secondo me la condivisione fa crescere. Ecco, qui ci sta una domanda, il punto de vista vostro rispetto alla musica di oggi in generale, come stiamo?
Non c’è più musica. Allora, per quanto riguarda il rock metal, noi stiamo andando avanti noi tutti a sentire i dischi di 30 anni fa. Metallica, Black Sabbath, tutto quello che ti viene in mente è di 30 anni fa, di nuovo c’è una curva perché comunque il mondo della musica non crede più al metal a meno che non vivi da qualche altra parte dove uno ti prendere e ti dice; “Senti una major investe su di te 200 milioni di euro e ti faccio diventare famoso”. Ne abbiamo dei casi anche qua in Italia ridicoli. Ho detto ridicoli. Ok. In Italia se un rispettabilissimo Geolier fa 80-90.000 persone con una base elettronica, con un DJ sotto, qualcosa abbiamo sbagliato, ma non voglio fare l’antico perché la musica mi piace tutta a me, io cercherei di ricreare la musica di qualità.

E quindi dove possono ascoltarvi?

Allora, noi siamo su tutti i social media, Spotify, iTunes, Soundcloud, qualsiasi cosa viene in mente siamo ovunque. De La Muerte, basta scare De La Muerte band e anche su Facebook, Instagram, quindi vi invitiamo a cliccare mi piace perché il vostro mi piace in piccolo è una goccia del mare che ci aiuta anche in quello, quindi aiutiamoci la fratellanza del metallo del rock. Un saluto. salutiamo i ragazzi di @elettritv vi ringraziamo per aver ascoltato queste poche chiacchiere, ma penso che qualcosa ci sia di interessante, quindi vi aspettiamo sia sui social che live che noi la nostra vita è live. Prossimo live, prossimo è a Tokyo. No, allora prossimo live stiamo aspettiamo che esce il disco il singolo per fare il prossimo live, quindi aspettiamo, abbiamo ancora da sistemare qualcosa. Io penso che sia all’estero, perché ci piacerebbe tornare in Italia dai vincitori. Questo è il discorso. Questa è una cosa, è apprezzato di più il genere all’estero, c’è un altro clima. C’è proprio da dire che all’estero, io aggiungerei proprio questa cosa, che all’estero, a differenza dell’Italia, perlomeno per la mia piccola esperienza, musica a parte, è proprio più rispettata e ricercata la figura del musicista. Cioè in Italia fare il musicista è qualcosa di così astratto, non viene considerato come un lavoro, la gente non si rende conto di quanto è importante l’arte e mi sono reso conto per le mie esperienze che all’estero mi sono sentito veramente trattato per quello che sono, un artista nel mio piccolo, nel mio grande, nel mio essere me stesso. E la gente capisce che c’è bisogno di gente come noi all’estero. All’estero, purtroppo. Mentre l’Italia che dovrebbe essere tra la patrie se non la patria dell’arte, eh la cosa puzza parecchio. Noi abbiamo inventato in Italia la melodia, ricordiamoci la melodia che gli altri non avevano, quando noi cantavamo stavano coi tamburi.

Posso dire? Sai bisogna andare in Mesopotamia 5.000 anni prima, c’e una delle melodie piu’ antiche del mondo ad oggi conosciute.

Assolutamente su quello sì parte, un mondo mediterraneo. Il nostro mondo però manca il rispetto, cioè manca in Italia manca questa cosa. Saluta Ciancio, fai un saluto. Ciao chi vuoi salutare? Tutti gli amici da casa e i genitori, la famiglia. Certo. Eh, qualche parolaccia, no parolacce, nemmeno cacca?. No, no, no, no, no, no. Non è educato. Sedere sporco? Sei un idiota si può di’. Ok, grazie a tutti e vi aspettiamo sui nostri canali social e dal vivo ovviamente. Ciao. Ciao ragazzi. Ciao a tutti. Grande!!

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