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🎥#elettritv📲💻 Sancto Ianne, nucleo di musicisti che nasce nell’estate del 1992 a San Giovanni di Ceppaloni, miscela musica, storia e cultura tra folk pulsioni rock e musica blues, sonorità arabe e ritmiche balcaniche, ballate malinconiche e ipnotiche tammurriate. A Banda D’o Matese e’ una loro canzone che racconta la storia di una rivoluzione popolare.
Il mattino del 3 aprile 1877 scendono dal treno Napoli-Benevento-Foggia alla stazione di Solopaca una bionda signorina dagli occhi verdi e un signore con la barba, li aspetta una carrozza. Si fingono dei turisti inglesi e raggiungono San Lupo Matese dove si sistemano in una abitazione in affitto sopra la Taverna Jacobini e incontrano il notaio di Gioio sindaco del paese e compagno universitario a Napoli proprio di Enrico Malatesta che era accompagnato dal suo finto assitistente Carlo Cafiero. Scelsero il Matese perche’ era stato un territorio di resistenza delle masse popolari coagulato nei cosiddetti fenomeni di brigantaggio, che l’allora governo reazionario monarchico reprimette con feroce violenza e perche’ Malatesta era originario di Santa Maria Capua Vetere. La Banda del Matese, raggruppava internazionalisti, tra cui Pietro Cesare Ceccarelli e Antonio Cornacchia veterani garibaldini, Napoleone Papini, il Russo Sergej Michajlovič Kravčinskij, Sisto Buscarini, Angelo Lazzari, Antonio Starnari, Carlo Pallotta, Florido Matteucci, Francesco Gastaldi ex ufficiale dell’esercito sardo e tantissimi studenti, operai, contadini, artisti, artiginani, muratori, calzolai, cappellai, sarti, impiegati, contabili provenienti da Toscana, Romagna, Marche e Umbria, tutti uniti in diverse bande retaggio della tecnica di guerriglia del risorgimento usata dai Fratelli Bandiera a Pisacane da Garibaldi e Mazzini (Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta pag. 111) molti di loro furono arrestati preventivamente mentre si prepararono per l’insurrezione Matese. Tutto l’occorrente era stato inviato a Napoli e poi spedito a San Lupo Matese per mezzo di un carrettiere (munizioni, carte topografiche, borraccie, giberne, cavastracci, saccapani, indumenti, coperte) un certo Salvatore Farina ex garibaldino del luogo con cui gli internazionalisti anarchici avevano preso contatti per pianificare l’insurrezione proprio per la conoscenza dei luoghi acquisita per arginare il brigantaggio, fece da spia alla questura che mando’ di pattuglia i Carabinieri reali e nella notte tra il 4 e il 5 aprile si imbatterono in un accampamento internazionalista, all’«Alto la!» degli anarchici, i gendarmi dichiarano di essere «amici» e aiutati dal buio delle tenebre che confondeva i colori della loro divisa, se ne andarono. Imbattutosi in un altro accampamento le cose andarono diversamente e ci fu una sparatoria dove due Carabinieri reali furono feriti, uno dei quali mori’ in seguito a causa di un’infezione. All’alba del 5 aprile dovettero fuggire da San Lupo e la Banda guidata da Cafiero, Malatesta e Pietro Cesare Ceccarelli, che si alternarono il comando con una sciarpa rossa legata ai fianchi (Il Forni, op. cit, pag 418-419) dopo due giorni di marcia sulle montagne tra Molise e Campania, accompagnati da guide locali, privi di viveri lasciati repentinamente a San Lupo Matese per fame requisirono una pecora che restituirono al pastore dopo aver visto il figlio in lacrime, costeggiarono il lago di Matese, raggiungendo il borgo di Licino, destinando l’onore al paese del primo esperimento rivoluzionario della storia dell’anarchismo in un comune italiano. Alle dieci dell’ 8 aprile tra la folla festosa gli internazionalisti attraversarono il paese sventolando la bandiera rosso-nera dirigendosi verso il comune, dove proclamarono la repubblica sociale anarchica, applicando i principi socialisti anarchici della Federazione italiana dell’internazionale dei lavoratori, dichiararono pubblicamente, la fine della monarchia, decaduto re Vittorio Emanuele II, distrussero simbolicamemte il suo ritratto, abolirono la proprieta’ privata e incitarono i contadini ad occupare le terre, abolirono la tassa sul macinato, bruciando simbolicamente in piazza gli archivi relativi alle tasse verso i piu’ poveri e quelli della proprieta’ privata. Cafiero nella piazza tenne un comizio pubblico sui valori della rivoluzione sociale e il programma dell’internazionale: Non piu’ soldati, Non piu’ prefetti, Non piu’ proprietari. Ne’ servi Ne’ padroni. Le terre in comune, Il potere a tutti. Evviva l’Internazionale!! Evviva la Repubblica Comunista!! La sovranita’ appartiene al popolo!! Il consigliere comunale e prete di Licino, Raffaele Fortini, intervenne e disse che vangelo e socialismo erano la stessa cosa e additò gli internazionalisti al plauso di tutti. Sventolarono e issarono sul municipio la bandiera rosso-nera, che risulta essere il primo utilizzo documentato dei colori simbolo di lutto e sangue versato dai compagni nella storia d’italia e del mondo. Alle due del pomeriggio dell’8 aprile 1877 arrivarono al paese di Gallo dove sulla strada gli venne in contro il parroco Vincenzo Tamburri che volle sapere le intenzioni degli internazionalisti e per mostrare la sua poverta’ si apri la tonaca mostrando un sudiciume indescrivibile, come dichiaro’ in futuro Malatesta, entrati nel paese al grido di «Evviva la rivoluzione sociale» accolti dalla folla che era stata avvertita di non temere preoccupazione, dal prete che si era rinchiuso in casa, si diressero verso il comune che trovato con la porta chiusa fu aperto da Malatesta a pistolettate e colpi d’ascia di altri internazionalisti, tutto si svolse nell’entusiasmo popolare e senza difficoltà di alcun genere. Sopraggiunta la sera presero la via delle montagne, ma si resero presto conto che gli altri paesi vicini erano presidiati dal Regio Esercito, cosi provarono a raggiungere il Molise. Dopo ogni possibile resistenza stremati dal freddo dalla pioggia mista a neve e dalla fame, mentre cercavano di raggiungere un altro comune dove dichiarare la rivoluzione sociale repubblicana anarchica, furono arrestati il giorno 12 aprile 1877 ai piedi del monte Casamara nella masseria Concetta dove avevano trovato riparo e viveri, dopo che un contadino persuaso da una ricompenza in denaro avverti un reparto dei tre reparti di 12.000 Bersaglieri e uno di Fanteria al comando del generale De Sauget che accerchiavano il massiccio del Matese, al momento dell’arresto alla domanda qual’era il loro scopo, dichiararono: «Facciamo la causa del popolo, se questa volta non siamo riusciti, riusciremo un altra» …..
Furono rinchiusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, dopo un anno, mentre erano trasferiti al carce di Benevento, alla periferia della citta’ donne del popolo alla vista della fila dei detenuti dissero: «Oh chissi songo chilli che vi vullivan fa avvascia’ u pane; che billi signuri! e come ponno dicere che songo mariuncelli?» (La plebe) Vesuvio su 24 aprile 1878. Cafiero in carcere a Benevento traduce dal francese e compendia il primo libro del Capitale di Carlo Marx (Carlo Cafiero, “Il Capitale” di Carlo Marx, brevemente compendiato con cenni biografici e appendice di James Guillaume seconda edizione Firenze “Il Pensiero” 1913), altri internazionalisti studiano. Il processo avvenne presso il Tribunale civile e correzionale di Benevento, Corte d’Assise del Regno d’Italia, nel 1878, respingono decisamente l’accusa di «lascivia di sangue» quale motivazione dell’omicidio del Carabiniere reale, ad un certo punto Cafiero ruppe il silenzio e dichiaro’: «Ho bisogno di darvi una spiegazione: non è l’aver sparso il sangue dei carabinieri che ci fa onta; ma l’accusa per averlo fatto per lascivia di sangue. Se noi avessimo uccisa un’intera legione di carabinieri in combattimento, noi non ce ne sentiremmo offesi; ma quando ci si dice che abbiamo ucciso pur una mosca per lascivia di sangue la nostra coscienza si ribella a questa accusa». Sulla domanda di chiarimenti sulle ragioni del moto internazionalista: Cafiero illustro’ il significato dei termini Comunismo e Anarchia «termini del nostro programma» intendendo per Comunismo non distribuzione di proprietà da privati a privati ma messa in comune e uso collettivo dei beni e dei capitali nell’ambito di una «Federazione universale delle associazioni produttrici» e per Anarchia l’opposto di gerarchia, di centralizzazione e di violenza «uno stato verso cui tutta l’umanità s’incammina» Malatesta incalsato da una domanda dell’avvocato Merlino, spiega come la presente societa’ costringa gli uomini a essere vittime o carnefici. I componenti dello stesso gruppo anarchico vennero tutti assolti, anche per una conseguente amnistia generale e per merito di Silvia Pisacane figlia di Carlo Pisacane rivoluzionario socialista libertario e patriota, trucidato a Sapri, adottata dal Ministro dell’Interno della sinistra storica Giovanni Nicotera….
Nei verbali viene registrato e confermato l’uso dei colori rosso-neri come simbolo anarchico della rivoluzione sociale del Matese….
Tratto dalla bibliografia specializzata (Pier Carlo Masini. “Gli Internazionalisti. La Banda Del Matese, 1876-1878, Milano, ed. “Avanti”, 1958” e da Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta)

Il Sentiero degli Internazionalisti un’escursione a piedi di interesse storico-naturalistico che si svolge in 3 giorni da S. Lupo a Letino e Gallo. Si pone anche come presidio contro la speculazione economica e la devastazione ambientale.
>> http://lnx.lerkaminerka.com/lm/2017/05/il-sentiero-degli-internazionalisti-2/
>> Sancto Ianne canale [VIDEO] YouTube
>> https://caserta.italiani.it/banda-del-matese/
>> http://www.centrostudifsmerlino.org/francesco-saverio-merlino/processi/
>> https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/leccela cosiddetta banda del matese
Intervista a Fabiana Antonelli [VIDEO] Autrice del documentario Banda del Matese girato a San Lupo, video in fondo alla pagina
>> http://www.ilsocialista.com/storia-gli-anarchici-nel-matese-nel-1877
>> La Baronata https://www.rsi.ch/rete-due/Anarchici-a-Minusio.-La-Baronata


«Avevamo scelto il Matese perché é una giogaia che si trova al centro dei monti del mezzogiorno, atta per la sua struttura alla guerra per bande, abitata da una popolazione battagliera che dette un contingente fortissimo al brigantaggio e che credevamo e crediamo disposta a ricominciare […]. Scegliemmo il Matese che non si trova molto lontano da Napoli, da dove organizzavamo altri tentativi venuti meno poscia per lo scoraggiamento prodotto dall’arresto della banda»
(Ceccarelli ad Amilcare Cipriani, marzo-aprile 1881)

Malatesta_banda_matese_rivoluzione_repubblicana_sociale_anarchica_1877
Roma, quartiere Trionfale, via Andrea Doria. È il 10 novembre del 1931. Costretto ai domiciliari — una bombola di ossigeno accanto al letto e due poliziotti sul pianerottolo — un vecchio ripensa, senza nostalgie e senza rimpianti, a una straordinaria esistenza di complotti, fughe, scioperi e insurrezioni. E i ricordi si fanno teatro della memoria, arma politica. Nell’arco di una giornata scandita dal battito di una pendola bugiarda, l’uomo acclamato come il «Lenin d’Italia» rivede l’intera sua vita e ancora se ne stupisce: i giorni della Banda del Matese e le carceri del regno, l’esilio a Londra e l’avventura in Argentina, il ritorno da clandestino e le occupazioni del «biennio rosso». Sessant’anni di anarchia, rivolte, rivoluzioni, si intrecciano con la storia d’Italia e con le battaglie del movimento operaio in tutto il mondo. Stremato dalla vecchiaia, e dai fascisti, il vecchio ricorda e resta sereno. Non ha mai vinto, ma non si sente sconfitto. E non ha voglia di stare tranquillo. Enrico Malatesta.
>> [Malatesta sul Fascismo] Umanità Nova, anno III, n° 196, Roma 2 dicembre 1922
>> Comizi di Malatesta [VIDEO]
>> Brigate partiginane Bruzzi Malatesta https://www.anpi.it/storia/191/bruzzi-malatesta

Michail Bakunin e Antonia Kwiatkowski la moglie polacca incontrano Garibaldi che li aspetta in camicia rossa sugli scogli dell’isola di Caprera il 20 gennaio 1864, Garibaldov come lo chiamava Bakunin era ancora zoppicante per la pallottola conficcata nella gamba che trapasso’ lo stivale da rocker, durante gli scontri dell’anno precedente fu ferito [VIDEO] a colpi di arma da fuoco dal regio esercito sull’Aspromonte per il tentativo della presa di Roma e di costituire la Repubblica [Museo del risorgimento Roma] [Foto]. Bakunin riusci ad entrare e soggiornare in Italia, aiutato da Mazzini, passera’ tre anni soprattutto a Napoli sua seconda citta’, dove le figlie studieranno diventando delle scenziate a Maria Bakunin chimica e biologa che ha lavorato per la creazione della mappa geologica d’Italia e’ stato dedicato un viale a fuori grotta. Il soggiorno in italia di Bakunin che la scelse per le caratteristiche ancora vive rivoluzionarie legate ai moti del risorgimento, getteranno le basi teoriche per i principi della via socialista libertaria anarchica internazionale, ispirando anche la rivoluzione sociale del matese.
Garibaldi_Bakunin_congresso_internazionale_Pace_Libertà_ginevra_1867
Garibaldi e Bakunin si rividero e si abbracciarono, ancora una volta al Congresso Internazionale della Lega per la pace e la libertà dei popoli di Ginevra nel 1867

Lettera di Bakunin del soggiorno a Caprera a Elisabeth Salhias de Tournemire:
“….Garibaldi ci ha accolto molto amichevolmente ed ha prodotto su di noi due
un’impressione profonda. E’ guarito del tutto, e benché zoppichi un poco è forte
come un leone e sta in piedi dalla mattina alla sera.
Lavora nel suo giardino, il quale anche se non è bellissimo è straordinariamente
interessante, perché è tutto seminato dalle sue mani sulla roccia e tra la roccia.
La vista è triste e bellissima.
Non c’è che una casa in pietra, bianca, pomposamente chiamata “Palazzo di
Garibaldi”, un’altra piccola di ferro ed una terza, ancor più piccola, di legno.
Nel giardino ha giovani alberi e piante, aranci, limoni, mandorli, viti, fichi…..
A Caprera c’era quella che in Russia chiamano estate. Siamo rimasti tre giorni
e tutti e tre furono sereni. Anche le sere e le notti erano calde.
Da Garibaldi abbiamo trovato un giovane segretario politico, Guerzoni, che
funge ora da anello nella nuova unione tra Mazzini e Garibaldi, Basso, militare
e marinaio, compagno americano di Garibaldi e i due figli di questi, Menotti e
Ricciotti, oltre ad alcuni soldati e marinai garibaldini, in tutto una dozzina di
persone. E’ una repubblica democratica e sociale.
Non conoscono la proprietà: tutto appartiene a tutti. Non conoscono neppure
gli abiti da toilette, tutti portano delle giacche di grossa tela con i colletti
aperti, le camicie rosse e le braccia nude, tutti sono neri dal sole, tutti lavorano
fraternamente e tutti cantano….
In genere questa piccola adunata a Caprera di ragazzi sani, forti e gloriosi, di
cui ognuno s’è già reso famoso per qualche gesta di coraggio, mi ha rammentato
le prime pagine del “Corsaro” di Byron. Ma tra loro sta Garibaldi, grandioso,
calmo, appena sorridente, l’unico lavato e l’unico bianco in questa folla di
uomini neri e magari alquanto trasandati. Egli è infinitamente buono e la sua
bontà s’allarga non soltanto agli uomini ma a tutte le creature….
In mezzo ad una lunga conversazione Garibaldi mi ha detto: “In questi ultimi
tempi la vita mi è venuta a noia, io mi separerei volentieri da lei, ma vorrei
morire in modo utile alla patria e alla libertà di tutti i popoli. Intendevo partire
per la Polonia, ma i polacchi mi fecero dire io sarei stato inutile là e che il
mio arrivo avrebbe causato più danno che giovamento. Perciò ho rinunciato.
Del resto io stesso ammetto che sarò più utile a loro qui che non là. Se faremo
qualcosa in Italia, ciò sarà proficuo anche per la Polonia, che ora, come
sempre, ha tutta la mia simpatia”….
E’ stato straordinariamente caro e gentile con mia moglie e con un’inglese che
beveva non poco e aveva il naso rosso. Accompagnandoci la fece sedere su una
sua barca ed essa pescò con un lungo bastone dei ricci di mare, e delle specie
di frutti di mare. Il 23 siamo tornati a Genova, il 26 passando per Livorno sono
giunto a Firenze e – ve lo dirò in segreto – sono già innamorato dell’Italia e ho dato la mia parola a mia moglie che in un mese parlerò italiano”
FABRIZIO MONTANARI pag. 17 http://www.istitutomarani-almanacco.it/

Anteo Zamboni figlio 15 enne di un anarchico, linciato pubblicamente [FOTO] da squadristi fascisti a Bologna il 31 ottobre 1926 dopo un persunto fallito attentato contro Mussolini [VIDEO] era lontano discendente del patriota Luigi Zamboni ritenuto l’ideatore del tricolore italiano dai sostenitori dell'”ipotesi bolognese”. Fu bloccato tra la folla da Carlo Alberto Pasolini tenente del 56º fanteria, padre di Pier Paolo Pasolini. Venne trucidato a coltellate e colpi di arma da fuoco in piazza a Bologna dalle camice nere di Leandro Arpinati, fra i quali Arconovaldo Bonacorsi e gli arditi milanesi di Albino Volpi.
Il presunto attentato di Anteo Zamboni fu il pretesto per il governo fascista di istaurare la dittatura. Lo scioglimento di tutti i partiti politici, la decadenza dei 123 deputati aventiniani, l’istituzione del Tribunale Speciale, la Pena di morte, la soppressione della Liberta’ di Stampa, il Confino e la Polizia politica.

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