
🎥#ELETTRITV📲💻 Siamo Elisa e Martino dei Dear Company, vogliamo ringraziare @elettritv che ci ospita oggi per presentare il nostro disco, il nostro primo EP Scratches, parlare un po’ di noi e farvi ascoltare anche qualcosa in versione semiacustica in questo caso.
Purtroppo la nostra sezione ritmica, Giulio Maschio e Giuseppe Marino non sono potuti essere qui con noi oggi e quindi abbiamo, riarrangiato i brani per l’occasione.
Il progetto nasce nel 2024 e io e Martino in realtà in realtà ci conosciamo da un bel po’ più di tempo. Siamo una coppia anche nella vita oltre che musicale e in realtà questa è la prima volta che uniamo le nostre forze in un progetto comune, un qualcosa, diciamo, che si è sviluppato nel tempo.
In parte perché comunque avevamo voglia, come dire, di metterci in gioco, di fare un qualcosa che fosse propriamente nostro. Noi ovviamente abbiamo una storia musicale alle spalle diversificata, io comunque faccio parte dell’ambiente dark romano. Martino invece ha un’esperienza più nel rock progressive e anche nella musica etnica. Fatto sta che, per esempio, nell’album Martino suona il Bouzouki, che oggi ovviamente non è stato possibile portare, ma quindi comunque diciamo ha un’impronta un po’ più ampia da questo punto di vista e quindi abbiamo sostanzialmente voluto unire le nostre influenze e convogliarle in un qualcosa che fosse propriamente nostro. Diciamo che da questo punto di vista ciò che è prevalso sostanzialmente è una matrice di tipo dark nel senso più ampio del termine, sicuramente anche ha giocato l’amore di Martino per le colonne sonore, quindi un certo gusto, chiamiamolo cinematico, nei confronti della musica, soprattutto se pensiamo a registi con un’impronta fortemente onirica, Lynch! su tutti, ma non solo lui ovviamente. E quindi da questo primo approccio è nato Scratches, di cui vi faccio vedere la copertina, eccola qua, disponibile sul nostro Bandcamp se vorrete acquistarlo. E’ un EP di sei brani in cui comunque abbiamo voluto sviluppare un discorso come dire completo, un disco che ha un inizio, un intro nel senso letterale del termine e si sviluppa e poi anche con una chiusura finale. Non voglio spoilerarvi troppo. Credo di aver parlato abbastanza, magari lascio la parola a Martino.
Sì, posso proseguire sul discorso dell EP magari collegandomi anche su come’è nato il progetto, perché nel singolo, il primo singolo che abbiamo fatto uscire, si intitola Wonderboy, che è uno dei brani che eseguiremo in questo contesto e che è stato un po’ l’apertura di questo progetto. Il primo brano è nato da un’idea di Elisa, un rif di chitarra e una parte vocale e da lì, appunto, abbiamo pensato, ma questo brano suggerisce delle atmosfere, c’ha qualcosa che appartiene un po’ a tutte e due nel percorso musicale? eh perché non proviamo a sviluppare, un discorso musicale più ampio, un progetto e tirare fuori altri brani che poi, appunto, è quello che abbiamo fatto. Quindi le ispirazioni sono sicuramente la matrice dark, ma anche appunto la musica ambient, le colonne sonore, come ha detto Elisa e a quel punto abbiamo messo anche tutto quello che era il nostro background musicale e quindi da parte mia sicuramente l’ispirazione per le colonne sonore, ma anche gli strumenti etnici perché appunto è uno dei miei aspetti musicali da tanti anni, quello di suonare il Bouzouki, il mandolino, strumenti a corde, diciamo, simili alla chitarra, ma che vengono da altre culture, altre tradizioni.
Eh per cui nell’arco di un anno, un anno e mezzo, ci siamo presi tutta la calma per lavorare sui brani, sugli arrangiamenti ed è nato questo EP che appunto piano piano ha sviluppato anche una sua coerenza. Abbiamo deciso di chiuderlo come EP perché abbiamo sentito che c’è all’interno una sorta di percorso che pomposamente abbiamo chiamato concept album, un concept EP, anche se diciamo forse è un po’ esagerato, però sì, effettivamente c’è un filo narrativo che lega le canzoni, sono sei brani, sei tracce, tre strumentali e tre cantate. È come se in qualche modo c’è un’introduzione strumentale e poi sono alternati un po’ i brani cantati e quelli strumentali come se fosse una sorta di filo conduttore. Le parti strumentali conducono un po’ i brani cantati e c’è anche un po’ un richiamo, una sorta di ciclicità tra l’inizio e la fine a livello musicale. I testi sono tutti scritti da Elisa, le melodie, diciamo la parte inglese.
Elisa: In inglese perché non lo so, mi è sempre venuto spontaneo, io ammiro tantissimo chi scrive in italiano perché scrivere in italiano in realtà è estremamente più complicato, lo ammetto. Quindi l’inglese è un po’, diciamo, per la mia esterofilia un po’ perché da un certo punto di vista è anche più facile inzeppare le sillabe all’interno della struttura del brano. Io purtroppo ho la bruttissima abitudine che sto cercando di perdere senza successo, di prima scrivere melodie e poi dire “Oh, caspita e adesso che testo ci metto?” A volte in realtà non è così. Per esempio, nel caso di Wonderboy, in realtà in quel caso era partito insieme da una mia idea, avevo già abbozzato una sorta di testo, poi ovviamente rimaneggiato, così come anche Storm, Black, se non sbaglio, mi sembra di ricordare che fosse così. Storm, Black, che è una struttura ciclica con un testo veramente molto molto sciocco, una specie di filastrocca.
Allora ti direi comunque sono riflessioni tendenzialmente intime, alcune come nel caso di Wonderboy, diciamo, attingono proprio al vissuto. Nel caso, per esempio, di An Ode To invece è un discorso un po’ più generale sulla deriva della società di cui abbiamo parlato anche fuorionda. E Storm, Black in questo caso invece voleva essere una sorta di chiusura potenzialmente più morbida e vedo che Martino vuole intervenire. No, non ti volevo interrompere, però mi è venuto in mente, secondo me, a mio avviso, i testi sono molto importanti in questo progetto e si parla molto anche di disagio riguardo alla società, disagio sia individuale su Wonderboy, rispetto a quelli che sono un po’ i ruoli che vengono imposti nella crescita di una persona, di un individuo. Quindi devi essere adeguato, devi trovare un lavoro di un certo tipo, devi rispettare quelli che sono i canoni della società, le aspettative da parte della famiglia, da parte del lavoro del sistema. Esatto! An Ode To, che è il secondo singolo che abbiamo pubblicato, è invece un discorso più relativo alla società, al consumismo. Infatti nel videoclip che abbiamo realizzato si vedono tutta una serie di oggetti di consumo che vengono raccolti e che vanno poi a costruire qualcosa che diciamo anche qui c’è qualcosa, magari non vogliamo svelare nel finale, il video lo potete trovare sul nostro canale YouTube e lo potete vedere. Anzi, eh, invitiamo, diciamo, sia questo video che il video di Wonderboy è sul nostro canale, sì, abbiamo pubblicato e anche Storm, Black, abbiamo pubblicato tre videoclip. Wonderboy è stato realizzato in animazione in stop motion da Stefano Argentero, che ha uno studio a Roma, bravissimo, fra l’altro, il video ha vinto alcuni concorsi di cortometraggio, alcuni festival. Noi siamo di Roma, siamo romani di nascita, ma non di origine, perché ovviamente poi i romani in realtà di generazioni, se ne trovano pochi. An Ode TO è stato realizzato e diretto da Simone Serafini, questo video in cui ci sono questi elementi molto critici relativi alla società, al consumismo, un’idea che abbiamo sviluppato insieme a Simone, l’idea del concept album l’abbiamo elaborata insieme a lui e poi è stato molto bravo nel realizzarlo e nel metterlo in pratica. E l’ultimo singolo che è Storm, Black, è questa sorta di ninna nanna di filastrocca, che invece assume un po’ un significato come dire, quasi metafisico. Comunque una visione un po’ più globale, universale, quasi l’umanità, la post-umanità, quindi quello che poi è anche la natura che si ribella, questa tempesta che in qualche modo distrugge e porta la pace, no? Il videoclip è stato realizzato da Sirena Velena, che è un’illustratrice, nostra conoscenza anche per un altro progetto che abbiamo al di fuori di questo che si chiama La Porta ermetica, molto molto brava, ha realizzato questi disegni animati che appunto riproducono un po’ queste quasi, queste sensazioni, che vengono trasmesse dal brano. Una specie di cartone, non è proprio un cartone, sono disegni animati, una sorta di animazione di disegni che ha realizzato Sirena per noi e appunto costituiscono l’ultimo l’ultimo videoclip che è stato realizzato al momento. Poi stiamo lavorando su nuovi brani di cui uno è stato eseguito qui, ovvero a I Just Can’t. Ehm, contiamo di pubblicare almeno un singolo il prossimo anno, nel 2027, se non forse due. Vediamo, insomma, dove ci porta il destino. Non è detto che proseguiremo sulla stessa strada musicale, nel senso che semplicemente crediamo di essere abbastanza maturi da poter già avere una cifra stilistica, però non vogliamo sentirci limitati da ciò che è già stato fatto, nel senso che noi abbiamo voluto pubblicare questo EP perché aveva un senso per noi, ma non è detto che in futuro non pubblichiamo, che ne so, soltanto brani strumentali o tutti cantati.
Dopo il nostro incontro musicale noi abbiamo abbiamo fatto una riflessione, venuta quasi spontaneamente. Oggi fare musica cosa significa? fare musica originale soprattutto. Per noi è chiaro che non c’è l’idea di fare qualcosa di commerciale, qualcosa che arrivi ad un successo di pubblico, perché noi vogliamo proporre un messaggio, un contenuto. E quindi ci siamo detti, vabbè, non ci facciamo troppe preoccupazioni su cosa facciamo, sul dover rientrare per forza in uno stile, facciamo quello che ci piace, quello che sentiamo che esce fuori anche sul momento, dal punto di vista artistico e anche concettuale, anche a livello di contenuti.
@elettritv: Però che vorrei capire tra voi e ho capito che provenire da mondi musicali diversi, cioè questo qua può limitare il progetto oppure no?
Non è una limitazione perché a parte che poi non sono ambiti musicali diversi, cioè sono diversi, ma per esempio la musica New Wave mi è sempre piaciuta, l’ho sempre ascoltata. Esatto. Faccio un esempio stupido, un esempio sciocco, il saltarello, e la dance, no? classico esempio comunque di un gruppo che vogliamo definirlo dark in qualche modo, però che attinge, a delle radici molto profonde nella musica antica, in certe sonorità che ben hanno a che fare con il dark nel senso stretto. Quindi in qualche modo, ovviamente stiamo parlando di un progetto seminale, ok? però in qualche modo questa fusione di generi diversi, questa commistione è possibile, io credo sia possibile semplicemente rispetto al discorso alla forma dell’EP. Sento in questo momento rispetto a quello che stiamo lavorando, sento che stiamo prendendo una strada un pochino diversa, forse un po’ più, non so, orientata verso il blues.
Come è nato Dear Company? In realtà sono io ad avere, un’insana passione per i giochi di parole perché Dear Company puoi tradurlo come cara compagnia ma anche come spettabile azienda. E adesso so che perderò moltissimi ascoltatori per l’averlo detto, ma no, poi comunque era un un nome e che mi piaceva. Mi sono resa conto che nessuno ancora si chiamava Dear e ho detto: “Allora è mio a questo punto è nostro. È nostro e’ il titolo Scratches, quindi i graffi da un lato, la copertina, il senso del graffio come appunto di un qualcosa che ti rimane e anche lì il doppio significato. C’è un’espressione inglese che è from scratch, cioè iniziare qualcosa da zero, da capo, in questo caso, appunto, poiché io e Martino, come ho detto, abbiamo iniziato questo progetto da zero, nel senso che venendo appunto da mondi diversi abbiamo portato un po’ di cose, le abbiamo messe nel calderone, quindi in questo senso appunto la parola scratch stava a significare un iniziare da zero, da poche cose. La copertina è stata realizzata da Caterina Cappelli, sorella di Martino, un bellissimo lavoro, non so se si possa vedere bene, sono dei graffi su una superficie materica è un lavoro che ci è piaciuto molto, non è stato realizzato appositamente, in realtà Caterina è una bravissima pittrice e ho visto questo questo cartone, ho detto bello e allora lo abbiamo utilizzato per la copertina, questa è la stampa che abbiamo realizzato in una edizione molto limitata, una tiratura di 60 copie disponibile sul nostra sulla nostra pagina Bandcamp. Ne approfitto anche per dare i riferimenti, qualora qualcuno fosse curioso di ascoltare. Noi siamo presenti sui social perché purtroppo così è necessario fare, ci trovate come Dear Company Band su Facebook e su Instagram e anche su Bencamp, poi come Martino diceva prima, abbiamo un canale YouTube dove sono stati pubblicati i tre singoli. Il prossimo concerto dovrebbe essere il 18 dicembre allo Zoo bar di Roma in per una serata di Radioelettrica in collaborazione con Metamorphosis. Saranno ospiti anche i Godsite che è un gruppo eccezionale di Matera, chi volesse venire vi aspettiamo. Grazie @elettritv per averci ospitato, siamo stati benissimo, è stata veramente una giornata eccezionale, siamo davvero molto contenti e quindi niente, grazie di cuore. Ciao, grazie. Grazie @elettritv
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