Dinocampana_si_racconta_una_band_di_poesia_e_musica
🎥#ELETTRITV📲💻 Eh, vai! Buonasera a te. Buonasera Matteo. Buonasera a te Matteo. A te Matteo. Presenti! Dinocampana, progetto di musica e parole che è nato presso a poco, forse già 2 anni fa i primissimi pezzi sono stati arrangiati. Perché Dinocampana è un progetto che nasce quando avevo dei testi scritti. Io mi diletto con la scrittura per lo più di prosa, ho pubblicato un romanzo, ho scritto racconti e avevo dei testi che non erano romanzo, non erano racconti, non erano poesia, non era poetry slam, non era nulla del genere. E rimestando un po’ su questi scritti, ho pensato, non so neanche bene come, dico, chissà, potrebbe essere un testo come di una canzone parlata, di uno spoken. Allora, mi sono rivolto a Francesco Nesta che già lo conoscevo da qualche tempo, erano a quel punto circa 30 anni che ci conosciamo con Francesco, è un fratello, ci conosciamo dalla prima elementare e sapevo del suo trascorso come miglior chitarrista d’Italia e mi chiedevo, chissà se ha voglia di metterci la chitarra. Se ci mette la chitarra lui, magari questi testi valgono qualcosa, se invece non è cosa, mi dirà lui accanna! accanna!

Francesco Nesta: Allora, abbiamo iniziato, eravamo io e Matteo Paloni 2 anni fa, sarà stato l’inizio 2024, esattamente. La data non saprei neanche, ci sfugge, sì, però diciamo due anni fa siamo partiti io e lui, poi piano piano dopo che abbiamo fatto il primo EP, fatto in casa, insomma, era veramente con una scarpa una ciavatta si dice, no? Nel senso tutto super autoprodotto, cioè la parola autoprodotto è anche troppo grande, nel senso proprio diciamo fatto in cameretta, però alla fine dai era carino, insomma ci piaceva e piano piano, ho detto “Dai, ma andiamo a suonare dal vivo.” All’inizio in acustico chitarre voce e poi dopo ho detto, “Senti, oh, ma facciamo un po’ i cazzoni, eh, spariamo su un po’ più alto.” Abbiamo chiamato prima gli altri ragazzi, quindi Matteo Germani che suoniamo anche con lui da oltre 10 anni insieme su vari progetti e lui suona il basso in questa situazione, ma lui è chitarrista e cantante, un grandissimo cantante, ma una persona ecclettica come tutti i grandi artisti e quindi in questo caso suona il basso, anche perché non trovavamo un bassista, le parti del basso le sa fare molto meglio di tanti altri che sono in giro e si vantano bassisti. Poi c’è il grande Alessandro Broussard, in ordine d’ingresso, siamo colleghi di lavoro e di musica, amici anche noi dalle superiori, quindi fondamentalmente siamo tutti amici di vecchia data e lui e’ un’ altra chitarra, un grandissimo. Poi dopo in ultimo e’ arrivato il nostro carissimo e bellissimo in tenuta sciupa donne, Matteo Bussottone, nostro fofo, “Bussottone?” Matteo Bussotti, grandissimo batterista di Narni, lui è l’unico fuori dalle mura ternane.
Incominciamo a fare qualche piccola data che ci dà qualche bella soddisfazione e fondamentalmente nasce la volontà di suonare insieme e stare insieme.

Allora, continuo io, poi dopo passo la parola, diciamo che il nostro è un genere un po’ particolare perché lo spoken nel senso non ci sono melodie cantate, ma c’è una sorta di prosa parlata, recitata, eh un po’ sotto la falsa riga dei Massimo Volume, Offlaga Disco Pax, e quindi la musica accompagna la prosa, diciamo, ok? La recitazione e’ sullo stile che ci piace a noi è un po’ quello che è l’indie post-rock. Quindi sonorità che possono essere influenzate da quelle, però le influence sono tante, che ne so, Mogwai and Explosions in the Sky oppure anche i Muse, l’indie-rock del 2010-2015 oppure magari ci si trova pure qualcosa dei Cure, musica post-rock inglese. No americano, No American No Yankees. Zero Yankees. Don’t like Yankees.
Eh beh, però oltre manica. No, oltre manica. No, no, il rock dall’Inghilterra, cioè rock l’indie rock. Indie rock.

Rock and roll?

No, rock and roll. Sì, però però l’Indie rock, il brit rock. Il pop rock.

Alessandro Broussard: Dicevo è vero, stavo leggendo il libro di Keith Richards, viene da là, perché il mito di Keith Richards è Chuck Berry.

Noi ci conoscemo da 30 anni, capito? Comunque io ho suonato con Matteo, c’avevamo un gruppo si chiamava Muzak e per quello diceva che era un grande cantante perché ci siamo conosciuti quasi per caso con un altro amico nostro, anche lui suonava e abbiamo creato questo grande gruppo di amici, unito dalla musica e adesso ci siamo ritrovati un’altra volta tutti insieme e questo è una cosa stupenda. Io sono una chitarra e accompagno Francesco Nesta che è sempre un piacere sentirlo mentre fraseggia, mentre si inventa e viaggia con la mente.

Allora, faccio una domanda, come nascono proprio le canzoni, cioè tra testi e arrangiamenti?

Matteo Paloni: Le canzoni allora, i primissimi testi e i primissimi pezzi sono nati più o meno così. Ho rivolto i testi a Francesco anche perché al tempo noi due eravamo e lui gli ha dato un’occhiata, li ha letti e ha iniziato ad arrangiare con una chitarra acustica, il contesto più o meno poteva essere simile a questo, le basi che poi sono pressoché rimaste, chiaramente modificate, prodotte, arricchite, ma le basi dei pezzi del nostro primo EP Produrre Produrre Produrre sono nate in questo modo. Francesco ha scritto tutte le parti, la chitarra, le altre chitarre, il basso, la batteria, i sintetizzatori, tutto quello che si sente è stato composto da Francesco da solo, quindi hanno un certo carattere.

Adesso magari qualcosa personale qualcuno?

No, certo, però questa fase diciamo che nella seconda, questo nella parte iniziale, adesso che stiamo facendo altri brani, in maniera molto anche estemporanea riusciamo a fare le parti dal vivo.

Niente, praticamente volevo soltanto fare questa precisazione, adesso stiamo arrodando il discorso su qualcosa di più collettivo.

Parliamo dell’album e l’album.

Francesco Nesta: Vabbè, questo era per dire che, insomma, la questione nasceva perché eravamo solo io e Matteo all’inizio, poi adesso si sente anche una differenza con quelli che sono tutti i Dinocampana.

Matteo Paloni: Adesso la stiamo impostando più come situazione proprio da gruppo rock, quindi poi quando facciamo le prove ognuno mette del suo, perché è bello così perché poi dopo diventa più singolare, più identificativa, un mix di cose, no?

La tua esperienza?

Matteo Bussotti: La mia esperienza, effettivamente è che adesso comunque in genere partiamo sempre da un testo di Matteo Paloni e una base musicale di Francesco, è successo sia di partire dal testo per quella che è la mia esperienza, sia semplicemente che Francesco fa: “Oh, ho fatto questa cosa, vedete se….”

Matteo Bussotti: Diciamo che quella volta in cui Alessandro è arrivato alle prove con ottone non ci è piaciuto tantissimo, però ha voluto provare un attimino il basso tuba.

Francesco Nesta: E così nascono i grandi pezzi, registri e dici ammazza!! Quando abbiamo suonato l’ultima volta è stata una bellissima serata al PampPot a Terni abbiamo risentito le registrazioni. Oh, sì, ma tutto sommato dai, siamo credibili, dai che se pò fa’.

Ecco, quindi oltretutto annoto che essendo tutti purtroppo lavoratori di questo sistema capitalistico, [risate]
Nel senso in cui a parte le cose, comunque il lavoro ci toglie l’80% della giornata e della vita. Comunque poi anche ritrovarsi a fare le prove anche per cinque capocce diverse, chi c’ha poi chiaramente una famiglia e tanti progetti è sempre difficile trovare il tempo per fare le prove, per scrivere ecc… però tutto sommato con tanta fatica ce l’abbiamo fatta, ce la facciamo e ad oggi quello che abbiamo fatto è stato fatto alla fine con pochi incontri perché si contano forse due solidità di due mani e basta. Noi non penso abbiamo fatto più le prove, insomma, però una cosa, diciamo, notevole è tutto fatto in maniera originale, cioè nel senso dentro questa musica, lo dovete dire poi voi, chi ascolta, se vi sa originale, però sicuramente non è banale per come nasce, no? Nel senso, essendo uno spoken, non è frequente questa tipologia di impostazione. Quindi speriamo che vi piaccia, se non vi piace non ce lo dite, perché sennò poi l’originalità, il fatto è che noi siamo in qualche modo condannati, non dico a essere originali, ma a non entrare in uno schema prestabilito, ma non per un discorso chissà quale, soltanto di principio. Il fatto è che per come scriviamo, per come componiamo i pezzi, per come ci approcciamo alle cose che facciamo, anche se volessimo fare qualcosa di radiofonico o nella corrente principale, non ne saremmo capaci, non seguiamo a questo livello. Per ora il grande privilegio, del suonare per il piacere di farlo è questo pezzo ci piace così, questo pezzo esce così, dura 2 minuti.

Francesco Nesta: Una delle che odio di più è quando tipo stai in quattro cinque sei a suonaci una canzone. Cioè devastante proprio, mi metterebbe meno ansia suonare da solo e cantare, io che non so cantare. A Wembley con 300.000 persone mi metterebbe meno ansia da fare una cosa del genere piuttosto che stai a pranzi di famiglia, ah dai facci una canzone, cioè imbarazzo totale che poi ti metti là, poi ti guardano. E perché mi è successo che tutti mi dicevano “Ah, il maestro Francesco, guarda! stavamo al mare, non dico dove”. Al mare con un po’ d’amici e altri amici che venivano da una città che non posso dire la spiaggia. Ecco, ma poi lui è bravissimo, lui è bravissimo. Guarda mo dopo ci suona. Io dicevo zitti, state zitti, non c’ho voglia. Ma come no? Facci sentire la canzone. Facci “O soldato innamorato”

Matteo Germani: Vorrei riallacciarmi a questa piccola parentesi amena per ribadire il concetto della serenità con cui noi produciamo musica, cioè ad oggi da 2 anni a questa parte credo che stia andando tutto molto bene, anche la produzione musicale, nonostante il tempo impegnato in gran parte per i lavori, gli impegni ecc… è buono per questo, cioè c’è una serenità a livello dell’ambiente tra le persone che è quello che poi ci fa stare bene e ci fa fare il meglio possibile.

Matteo Paloni: Il nostro EP si chiama Produrre Produrre Produrre e contiene cinque tracce. contiene Paura, che è un pezzo piuttosto intimistico, arpeggiato, che parla appunto di paure infantili e di come queste ti trasformino nell’uomo che diventerai un domani. Poi c’è La canzone della Marchesina o 7 anni, da cui è tratto anche un video musicale che è invece ha il cosiddetto giro alla Depeche Mode, com’era? alla Talking Heads! è una canzone un po’ più ritmata che parla di amore e fine del mondo. Poi c’è il primo giorno dell’anno che è un pezzo dai toni più soffusi che parla di una dolorosa separazione amorosa in una circostanza del tutto particolare, ma che ha inaugurato un anno, insomma, appunto, si è svolta a Capodanno. A seguire c’è Maccarese, è il pezzo forse più flaghiano che racconta la storia di un musicista che è un ragazzo qualsiasi ma che è allo stesso tempo una persona assolutamente speciale, è un mio caro amico e una di quelle persone che incontri e se ti raccontano una sua storia di ordinaria epicità ti lascia molto affascinato, come appunto è successo a me. E chiudiamo con Elezioni, un pezzo politico che finisce con grossi strilli per forza di cose. Il nostro album è reperibile su tutte le piattaforme di streaming. C’è anche un formato CD che se siete così fortunati a trovarvi al nostro concerto potete acquistare e abbiamo un video musicale de La canzone della Marchesina o 7 anni reperibile su YouTube.

Produrre Produrre Produrre!! Allora, prima di salutarci, noi stiamo scrivendo nuovi brani che speriamo entro la fine dell’anno verranno pubblicati, sennò appena dopo la fine dell’anno, non c’avrete mica tanto freddo! Quindi aumenteremo e vi terremo aggiornati ovviamente. E grazie innanzitutto, grazie a @elettritv. Ciao TV infernale! Ultimi grazie da Francesco. Grazie da Matteo. Grazie Elettritv da Alessandro. Grazie da Matteo. E grazie da Matteo. Grazie a Matteo.

>>Dinocampana Canale [Video] YouTube

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